Mentre percorri Chestnut Street, Philadelphia, diretto all’Independence Hall, già si intravede all’orizzonte il suo campanile bianco. A presidiare l’ingresso dell’edificio, in perfetto stile quacchero, la statua di un austero George Washigton: il suo sguardo severo incute tale riverenza nei visitatori che, varcata la soglia, tutti calano in un religioso silenzio. In questo luogo, 250 anni fa, sono nati gli Stati Uniti d’America e ad annunciarli alla cittadinanza e al mondo furono i rintocchi di una campana, battezzata Liberty Bell.
Il 4 luglio 1776 la cosiddetta Commissione dei Cinque, composta tra gli altri dai futuri presidenti Thomas Jefferson e Benjamin Franklin, firmando la Dichiarazione d’Indipendenza sancì la definitiva volontà d’emancipazione delle tredici colonie dal governo britannico. Quattro giorni più tardi, nell’antistante Independence Square, la prima lettura pubblica dell’atto avvenne davanti al popolo richiamato dai colpi del campanile bianco della Pennsylvania Old State House (nome originario della costruzione).
E pensare che quella stessa campana che annunciò agli inglesi le intenzioni americane, venne fusa in una fonderia di Whitechapel, quartiere popolare di Londra. Era stata realizzata nel 1751 per celebrare il cinquantenario della Carta dei Privilegi redatta da William Penn, cui si deve l’estrema tolleranza dello stato della Pennsylvania. Sulla calotta, le parole del capitolo XXV, verso X, del Levitico: “E proclamerete la libertà in tutte le terre e a tutti gli abitanti”. La frase, incisa in tempi non sospetti, risuona oggi come profetica.
Una volta giunta dall’altra parte dell’oceano, però, si scoprì sulla campana una crepa tale da dover procedere ad una seconda colata. Furono i fabbri Pass e Stow a proseguire con l’operazione, aggiungendo i loro nomi a mo’ di firma sotto l’iscrizione primitiva. Nonostante la nuova fusione il solco è rimasto e attraversa tutt’oggi la Liberty Bell: una ferita, simile a quelle sparse sul corpo di tanti combattenti americani, tramutatasi in simbolo universale di indipendenza e democrazia.
I rintocchi della Liberty Bell hanno accompagnato i momenti principali della Storia degli Stati Uniti. Nel 1774 avevano aperto il Primo Congresso Continentale, con le 13 colonie riunite per contrastare le restrizioni commerciali imposte dal governo inglese (gli Intolerable Acts). Un anno dopo avevano annunciato la conclusione della vittoriosa battaglia dei patrioti a Lexington e Concord. Nel 1837 la campana era infine diventata simbolo del movimento abolizionista contro la schiavitù.
L’ultimo scampanellio della Liberty Bell ha augurato Happy Birthday al presidente George Washington nel 1846. La profonda crepa, allargatasi nel corso degli anni, ha però compromesso le capacità della campana, che da allora non è più stata impiegata, nel timore che si rompesse. Ma questo non le ha impedito di restare, nel cuore degli americani, il simbolo di ogni battaglia combattuta con orgoglio e passione. Nel nome di un ideale.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





Attenzione, Franklin non fu mai presidente. Gli unici membri della commissione ad essere eletti a tale carica furono Adams (secondo presidente) e Jefferson (terzo).
Saluti.
Grazie Tooby per la tua corretta segnalazione!
Mi scuso con i lettori per l’incongruità storica.
Desirèe