Tra polvere e legno, il Farnese ci racconta la storia di un teatro magico e suggestivo, stranamente raro di spettacoli, quasi a rimarcare la sua solitaria bellezza e fantasia. Situato al primo piano del Palazzo della Pilotta di Parma, un palazzo troppo grande per la piccola città seicentesca, ma non abbastanza per il delirante gusto del fasto del superstizioso Duca Renuccio Farnese, il teatro occupa un grande salone originariamente destinata alla sala d’armi.
Peste e broccati, regge e mendicanti, forma, immagine, ma soprattutto nel Teatro il seicento parmigiano esprime tutto il suo essere, e il Duca Renuccio volle averne uno tutto suo che fosse emblema di sfarzo e di potenza e che fece realizzare in tempo record per la visita del signore di Firenze Cosimo II De Medici, un evento di grande importanza politica per il Ducato di Parma, che aveva così la possibilità di rinsaldare i legami con la famiglia medicea, rotti fino al 1615.
Così nei due anni tra il 1616 e il 1618 doveva aggirarsi, con la barba tra le mani, il Duca Renuccio, durante i lavori al teatro, affacciandosi in uno spazio ancora freddo e vuoto, progettando il da farsi insieme a Bartolomeo Riva, tesoriere di stato di umili origini che teneva le fila delle attività ducali. Riva chiamò a lavorare a Parma Giovan Battista Aleotti, l’Argenta, che realizzò il bellissimo teatro in tempi brevissimi e con i materiali tipici della pratica dell’effimero: legno, stucco e cartapesta, qui usati per simulare marmi e materiali preziosi in un gioco di rimandi e allusioni completato dalla decorazione pittoriche e dall’ornamentazione plastica, opera di Luca Reti e dei suoi collaboratori.
Terminato nel 1619, il teatro avrà avuto sicuramente una lice più chiara di adesso, fresca di colori e delle pitture del Molosso, dello Spada, del Dentone, dei fratelli Bernabei e del grande stuolo di artisti che al progetto lavorarono intensamente.
In realtà il teatro non venne inaugurato il quel 1619, ma soltanto 10 anni più tardi, quando il Duca Renuccio era già morto da sei anni. Sfumato infatti il progetto di viaggio di Cosimo II De Medici, il Teatro Farnese venne aperto per la prima volta soltanto del 1628, in occasione delle nozze tre Margherita De Medici e il Duca Odoardo con un eccezionale spettacolo allegorico-mitologico dal titolo “Mercurio e marte”.
Uno spettacolo grandioso, come si usava allora, che grazie alla struttura moderna pensata dall’Aleotti, poteva permettersi di dare libero sfogo alla sensibilità barocca: un grande palcoscenico con tanto spazio per macchinari e scene mobili, logge che ricordano già i palchi e soprattutto una platea libera, da invadere, anzi, da allagare, per creare giochi d’acqua e naumachie. Ma, data la complessità degli allestimenti scenici e i loro altissimi costi il teatro fu utilizzato soltanto nove volte, in occasione di matrimoni ducali o importanti visite di stato. Dopo l’ultima rappresentazione, risalente al 1732, decadde lentamente fino alla quasi totale rovina, subendo un colpo terribile con il bombardamento del maggio del 1944.
Il Teatro Farnese è stato completamente ricostruito 1956 seguendo il disegno originario e lasciando grezze le parti lignee, un tempo completamente decorate, ad evidenziare le poche strutture originali rimaste. Entrando oggi si viene avvolti da un’atmosfera splendida, tiepida e dorata di legno.
Sembra quasi di poter cogliere una sottile vendetta del Duca Renuccio, che realizzò il suo teatro ma non potè viverlo, immaginandolo forse, soltanto nella sua fantasia, suggerendoci che per una volta sia proprio questo il modo più emozionante di “andare a teatro”.





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