Entro nel sogno dove le ombre di un pomeriggio parigino fanno capolino e s’inchinano al mio passaggio.
Stanco mi lascio cadere sulla tipica sedia seicentesca e osservo da una finestra all’altra il sole camminare nell’immenso Hôtel des Ambassadeurs de Hollande che silenzioso accoglie, oltre a me, solo il ticchettio di un grosso orologio d’epoca.
Reggia di vocazione, Hotel per lavoro: nato dalle ceneri di una suntuosa villa del 1400 divenne presto casa per l’arte più raffinata e ricercata di grandi specialisti come l’architetto Pierre Cottard.
Oggi il tempo e la polvere hanno messo la firma. Ma alle volte il segno dei giorni che passano garantisce il fascino a qualcosa che, come il buon vino, dà il meglio solo in tarda età.
Ed è il mio bicchiere, alzato verso le suntuose pareti, a celebrare i passi di un rinnovo. Nel 1951 fu comprato dall’eroe della prima guerra mondiale Paul-Louis Weiller che, con l’aiuto del Gerald Van der Kemp, portò l’immensa struttura sulla via del restauro.
E quando si dice immensa il capogiro è reale: millesettecentotredici metri quadrati calpestabili, duecentosettanta di seminterrato, trecentotredici di cortile, quarantacinque di terrazzo e settecentonovantaquattro di solo appartamento.
Abbandonando il mero dato strutturale torno al mio bicchiere e al riflesso della storia di queste pareti che rimbalza alla mia mente: Weiller lasciò questo mondo alla veneranda età di cento anni e con esso anche il progetto di restauro che fu preso in mano dal figlio, Paul-Annick.
La morte colse inesorabile anche lui. Era il 1998. Fermi i lavori, fermo tutto. Oggi il vecchio Hôtel des Ambassadeurs de Hollande vive negli occhi del mio sogno che lentamente ruotano verso le infinite finestre poste a metà tra la realtà di Parigi e le mie ombre oniriche.
E il rumore in sottofondo è quello dei piedi degli ospiti illustri. Sento arrivare l’imbronciato Nixon che con passo concitato si slaccia la giacca. Nell’angolo risplende il volto di Sophia Loren mentre i paggi del Principe Carlo ravvivano il silenzio d’infiniti corridoi.
“The Hôtel des Ambassadeurs de Hollande è una delle più eccezionali proprietà mai messe in vendita dal mercato parigino”, questo viene detto e pubblicizzato.
Ma c’è di più che anima questa storica struttura: dall’entrata del 1600 sotto i vigili occhi di Medusa al giardino con il colonnato, dall’affascinante Salon de Flore fino a quella che fu la biblioteca dove Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais diede vita a Le Nozze di Figaro.
In vendita quindi non ci sono solo pareti, ma l’anima di un luogo magico. Metto giù il bicchiere e mi accingo a uscire dal mio sogno. Dietro di me il sorriso inconfondibile dell’immortale Charlie Chaplin che prende dall’attaccapanni la giacca e con la dolcezza di un signore mi saluta e chiude la porta.
Trentacinque milioni di euro per tutto questo. Ma sognare, infondo, non costa nulla.





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Un emozionante racconto trattato con dolcezza e poesia!
Grazie mille Monica.
Un salutone.
Francesco