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Parigi, la Pigalle svenduta - foto : I colori del Moulin Rouge – Foto tratta da Wikipedia
I colori del Moulin Rouge – Foto tratta da Wikipedia

Parigi, la Pigalle svenduta

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Quella volta l’anticonformismo ebbe il sapore violento e ribelle di una folle pennellata post-impressionista. Toulouse-Lautrec contrasse la sifilide da una prostituta, divenne alcolista e vagamente bohemien. Dipinse cose vive. E Persone che pulsavano, che respirano e che danzeranno in eterno.

Per essere anticonformisti, per essere ribelli, per essere geniali bisogna prendere lo spirito del proprio tempo e soffocarlo piangendo. E Toulose-Lautrec, l’“anima di Mont-Martre”, lo fece.

Pigalle, quartiere parigino dello scandalo e della perversione artistica, fu il suo regno. Straordinarie le tele che con velocissime pennellate ci restituiscono d’un solo sguardo lo spirito erotico del Moulin Rouge. Il can can, il rosso delle pale del mulino, i colori accesi e tanto vitali da provocare quasi un piacevolissimo disgusto.

Rivoluzione -sessuale e sociale- era mostrare brevi lembi di cosce che saettavano su un palco violentemente colorato. Siamo nel 1889 e Charles Ziedler decide di inaugurare il locale dello scandalo.

I benpensanti dell’epoca si scaglieranno con furibonda veemenza contro queste fugaci visioni di donne danzanti –le quali oggi, evidentemente, fanno sorridere-. E Toulose-Lautrec si immergerà nel mondo delle puttane, emarginate già a cominciare dal nome, così come lui era emarginato dall’essere genio oltre il suo tempo.

Ribellarsi alla società significa pagare il sesso a ore? Significa bere fino ad uccidere prima anima e poi corpo? Evidentemente no. Ma una diretta conseguenza dell’essere visionari dell’arte e del vivere nel quartiere dello scandalo di inizio XX secolo poteva portare a queste perdizioni.

E oggi? Pigalle è diventato il quartiere della pornografia, non più dell’immaginazione, è diventato conformismo allo stato puro travestito da idiotissima ribellione. E il Moulin Rouge offre spettacoli alle volte interessanti, ma per tasche da ricchissimo turista culturalmente spesso troppo goffo.

Non ha più nulla di bohemien la mia Parigi che fu. Non ha più nulla di sensazionale, di sconvolgente, di erotico nel senso pieno del termine.

Andare in uno sexy shop con una prostituta a ore è la situazione più conformista, più banale, più denigrante, più becera che l’uomo possa fare. Prendersi la sifilide immersi in un mondo di emarginazione profondissima e travolgente era la soluzione senza uscita al geniale anticonformismo artistico e sociale di fine XIX secolo.

Ieri le pennellate indomabili di un poeta della tela, alcolizzato, bassissimo di statura e tanto depresso quanto gioiose furono le sue immortali creature. Oggi turisti gonfi di denaro che giocano con i corpi lasciando l’anima fuori dai pensieri.

Paris, mon amour, tu vivrai immortale. Paris, mon amour, tu sei morta da tempo.

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LIBRI

Paris mon amour

"Paris mon amour" di Jean-Claude Gautrand - Taschen, 2004

Viaggiare per dimenticare

"Come finisce un amore" di Philippe Besson - Guanda, 2009



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