Anna ancora oggi vive in rue de Rosiers, a Parigi. Dice che “… da queste parti, tutti hanno perso almeno un familiare durante la Shoah”.
Rue de Rosiers è la storica via degli ebrei. La sua estensione geografica verso Oriente termina incrociando rue Pavée, quando cioè all’orizzonte appare la Biblioteca storica della Ville de Paris.
E’ qui che dal 20 marzo scorso, grazie a duecentocinquanta scatti su pellicola Agfacolor figli di una Leica 24/36 maneggiata da André Zucca (1897-1973), almeno undicimila parigini hanno potuto osservare la Ville Lumière negli anni dal 1942 al 1945.
Sono gli anni del regime di Vichy e degli ufficiali della Wehrmacht a dettare legge lungo l’intero corso della Senna. Tutto sommato un gran bel successo di pubblico per «I parigini sotto l’Occupazione», titolo dato alla rassegna fotografica dal direttore della biblioteca, Jean Derens.
Una popolarità però offuscata dallo stesso direttore che, smemorato o diabolico, si è banalmente dimenticato di avvertire il pubblico di come quegli scatti, nonché il loro autore, fossero di proprietà del Signal, bimestrale di propaganda nazista distribuito su tutti i territori occupati.
Tradotto: la schiera di parigini ben vestiti e sorridenti, il brulicare di corpi e vita per le vie della città, le montature sbarazzine che le tre donne in foto sfoggiano con leggerezza, erano state volute nientemeno che dal terribile Joseph Goebbels.
Solo una foto, una soltanto fra le due centinaia mostrate, è sfuggita alla luminosità artefatta dei colori, a quel mondo in plastica voluto dal regime: in mezzo ad una piccola folla, l’occhio della Leica ha colto una donna e l’indelebile marchiatura gialla della stella di David sul suo cappotto.
“Ciò che ha scioccato molte persone è stato il messaggio non scritto che quelle foto portavano insite: questo è come realmente era; allora non era così male” afferma perplessa Anna.
Il contorno di polemica verbale che è nato attorno alla rassegna, è servito a partorire una specie di “condono” post datato: una didascalia formato gigante accoglierà gli avventori all’ingresso della mostra rammentando loro chi fosse il datore di lavoro di Zucca.
Intanto la signora Anna saluta e se ne torna verso la sua rue de Rosiers: lei, di quel “condono”, non sa proprio che farsene.




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