Tardo pomeriggio, il sole comincia a farsi sempre meno tagliente, ma non abbastanza perché il cielo scurisca. Sto andando a vedere il college di Christ Church, uno tra i più grandi e visitati, fondato nel 1524. La sua cattedrale, antecedente alla struttura, è la più piccola dell’Inghilterra.
Passo per il ponte dei sospiri, ispirato a quello veneziano, a mio parere costruito non solo per un fatto architettonico e di gusto, quanto per evitare che studenti e professori si bagnassero sotto la pioggia. Il ponte dei sospiri, qui chiamato anche “Bridge of Sighs” collega infatti due scuole.
Mi trovo in Radcliffe Square, dove sorgono gli edifici più importanti, come il teatro e la Bodleian Library, la seconda biblioteca del Regno Unito, che ha diritto a riceve una copia di ogni libro pubblicato nel paese: possiede otto milioni di volumi, posati su quasi duecento chilometri di scaffali. La Radcliffe venne costruita come un’estensione della libreria, inizialmente come la biblioteca della scienza. Oggi è la sala di lettura e solo chi è in possesso della tessera di una università di Oxford può entrarvi.
Arrivata a Christ Church, riesco a vedere il campanile da lontano, inconfondibile. Sono eccitata. Cerco di catturare ogni particolare che mi riporti a Harry Potter, ma l’esterno ancora non mi dice niente. Appena supero il grande portone si passa per un corridoio con arcate aperte che sbocca in un piccolo cortile, con una fontana e un ulivo. Ora sì, credo che i miei occhi stiano luccicando.
Da qui si entra all’interno del college: eccola lì la scalinata che si vede nel primo film, cerco di trovare un momento tranquillo, ma è impossibile. Penso che dopo la Radcliffe Camera, il college di Harry Potter sia la costruzione più visitata. Sto per entrare nella sala grande, la prima cosa che guardo è il soffitto, non che me lo aspettassi incantato, ma la curiosità di vedere ciò che non era mai visto ha preso il sopravvento sulla voglia del vedere la sala. Il soffitto è di legno con degli decorazioni lanterne e stemmi che sembrano d’oro o quanto meno placcate d’oro. La cappella ha lo stesso soffitto fatto di pietra.
Quadri tutto intorno le pareti. Decisamente buia come stanza e a differenza di come si vede nel film, anche più stretta. Con questi lunghissimi tavoli e le lampade che, a parte un po’ di luce che riesce a entrare dalle finestre nascoste dietro un muro, sono l’unica illuminazione della sala.
Questo è l’unico college a possedere una propria galleria d’arte con circa 300 dipinti sopratutto di maestri italiani come Da Vinci, Michelangelo, Carracci e Tintoretti. Si dice vi siano molti riferimenti ad Alice nel paese della meraviglie, Lewis Carrol, l’autore, era un professore di matematica.
Esco e vado nel “Quad”, ovvero il giardino: ogni college ne possiede uno. Il sole sta calando, l’oro della pietra incomincia a brillare e a prendere sfumature rossiccie. I tramonti di Oxford sono indimenticabili.





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