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Oriente, l’arte di tessere i tappeti - foto : Tessitrice asiatica all’opera © Monica Genovese
Tessitrice asiatica all’opera © Monica Genovese

Oriente, l’arte di tessere i tappeti

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La storia della nascita del tappeto, realizzato a mano come secoli e secoli addietro, si perde letteralmente nella memoria atavica di interi popoli, avvezzi a quest’arte. Uno dei tappeti più antichi al mondo vanta cinque secoli ed è il Pazyryk, trovato nel 1949 tra la Russia asiatica e la Mongolia.

Che sia di seta, di cotone, di lana, di pelo di cammello, di canapa, antico, moderno, non solo arreda gli ambienti, ma narra storie e storie di tessitrici abili che, in ogni filo, trasmettono il proprio sapere.

In Marocco, regno d’Africa, le tessitrici iniziano a lavorare, a mano, come le loro nonne, e a seconda dei colori usati, del numero dei nodi, serrati tra un filo e l’altro della trama, dei disegni creati, la simbologia cambia e il significato di un intreccio di fili può voler dire cose diverse.

Cambia aspetto anche se le donne che lavorano al telaio sono nubili o coniugate. Dalla lavorazione alla vendita, il passo non è poi così breve. Le tecniche di commercio dei paesi arabi sono ben diverse da quelle in uso in occidente.

In Asia e in alcuni paesi dell’Africa, ad esempio, è la lentezza a fare la differenza. Una lentezza che appare tale solo perché abituati alla frenesia quotidiana del vivere lontano da questi mondi. Qui, il cliente, soprattutto straniero, viene accolto nel negozio dal titolare o dai suoi familiari o, persino da qualche commerciante di altri negozi che, in assenza del venditore di tappeti, fa da “tappabuchi” e intrattiene l’ospite.

Il tempo scorre moderatamente, scivola via con leggerezza e cautela, quasi a non disturbare l’opera di vendita. Il cliente viene fatto accomodare su una sedia o su una panchina, rigorosamente coperta da altri tappeti e, davanti a lui, stesi ai suoi piedi, vengono posti tutti i migliori pezzi. Il negozio diventa un mare di colori e di lucentezza.

Mediamente, la trattativa dura un’ora, durante la quale vengono offerti te’ caldo e acqua o altre bibite e ogni tappeto che interessa al cliente inizia a “parlare” di se. E parla per bocca del suo venditore, ma attraverso la tessitura. Chi lo ha fatto, perché, in che modo e cosa ha voluto esprimere.

I disegni possono essere floreali, geometrici, ma sono tutti simbolici. Un tappeto “giardino”, ovvero che richiama alberi, fiori può rappresentare un’immagine del paradiso islamico. Il melagrano esprime fertilità, il gallo l’emblema solare. E, a fare bene attenzione, a volte, il tappeto è anche firmato. Non è solo una questione di tecnica. E’ un’affacciata in un altro mondo.

Lisci, morbidi e cangianti, taluni tappeti fanno la storia di un popolo. Un venditore uzbeko – ed è accaduto sul serio lo scorso anno – per favorire il suo cliente italiano e offrirgli uno sconto sull’acquisto di due moderni tappeti suzani di seta, del costo di quasi mille euro, non potendo accettare carte di credito e non avendo il cliente sufficiente denaro in quel momento, a banche chiuse, gli ha lasciato portare i tappeti in Italia non ricevendo alcun pagamento, ma solo la promessa del saldo dal Bel Paese.

Trascorsi pochi giorni da quella data, il bonifico da una banca nostrana ad una uzbeka è avvenuto con soddisfazione di tutte le parti e con la consapevolezza che il cliente non ha portato a casa solo dei tappeti, ma la fiducia e la cultura di un popolo antico.

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LIBRI

La seduzione dell’altrove

"La seduzione dell’altrove" di Dacia Maraini - Rizzoli, 2010

Dalla nebbia alle nuvole

"Dalla nebbia alle nuvole – In bici verso il Tibet" di Bernardo Moranduzzo, Marcella Stermieri - http://dallanebbiallenuvole.net, 2010



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