Come ogni persona, pensiero o comportamento non conforme all’assurda logica nazista, anche gli handicappati caddero vittime dell’Olocausto. Trovando terreno fertile nelle teorie eugenetiche e lombrosiane, Hitler sosteneva fosse necessario proteggere la razza germanica da tutti quei fattori che avrebbero potuto indebolirla.
Il delirante progetto consisteva nel migliorare la razza ariana coltivando i caratteri eugenici (favorevoli) e impedendo lo sviluppo di quelli disgenici (sfavorevoli). In altre parole, l’idea hitleriana era la soppressione di tutti i portatori di handicap.
Apparentemente, questa azione avrebbe dovuto sembrare umanitaria e ispirata da un senso di compassione verso queste persone: con la morte, anche la loro sofferenza avrebbe conosciuto un sollievo. In realtà le ragioni erano economiche (i soldi spesi per le cure di questi malati erano, secondo le gerarchie naziste, sprecati) e, soprattutto, razziali.
L’attuazione del progetto eugenetico ebbe inizio nel 1933, con la sterilizzazione forzata delle persone portatrici di malattie ereditarie e con l’autorizzazione all’aborto qualora uno o entrambi i genitori fossero affette da handicap.
La situazione degenerò completamente nell’autunno 1939 contemporaneamente allo scoppio della guerra. Dalle sterilizzazioni forzate, si passò all’uccisione dei bambini disabili, portatori di handicap fisici o mentali, ma anche semplicemente disadattati.
Ai genitori veniva chiesto di mandare i figli malati in cliniche specializzate per la sperimentazione di nuovi protocolli di cura. I genitori, animati dalla speranza di un miglioramento e, ovviamente, del tutto ignari della verità, inviavano i figli in queste strutture, per ricevere, dopo poco tempo, la notizia che il bambino era morto per cause naturali.
In realtà, i bambini venivano uccisi con iniezioni letali di sostanze quali luminal e scopolamina. In un tragico crescendo, dall’uccisione dei bambini si passò a quella degli adulti.
Il progetto prese il nome di “Aktion T4”, dal momento che la sede di questa sorta di comitato scientifico criminale si trovava in Tiergartenstrasse al civico 4, tra l’altro, per aggiungere al danno la beffa, in un villino requisito a un ebreo.
Vennero inviati questionari ai vari ospedali psichiatrici, da compilare con le condizioni di ogni ricoverato e da inviare poi ai responsabili dell’Aktion T4. Questi, senza neppure visitare i malati, basandosi unicamente sui dati contenuti nelle schede, decidevano quali dovessero vivere e quali, al contrario, andavano soppressi. Furono costruiti sei “centri di eliminazione” , terribile anticamera dei campi di concentramento.
Qui, infatti, per provvedere a un’eliminazione rapida di quelle che venivano definite “vite indegne di essere vissute”, furono utilizzati per la prima volta i forni crematori e le camere a gas camuffate da docce. I “medici” effettuarono anche parecchi esperimenti sulle vittime disabili.
La pseudo-ricerca scientifica, meglio definibile come ricerca eugenetica, infatti, era uno dei chiodi fissi di Hitler, convinti di poter migliorare la razza ariana pura tramite esperimenti di vera e propria vivisezione. Esperimenti vennero condotti su bambini e adulti, sia vivi che morti. Una volta morti, i loro cadaveri venivano sezionati, soprattutto con lo scopo di studiarne il cervello.
È impossibile avere una dato preciso sul numero delle vittime: gli unici dati disponibili, però, parlano di cifre impressionanti. Nel solo biennio 1941-42, furono uccise 70273 persone. Questi dati fanno pensare che, facilmente, saranno state eliminati esseri umani per nulla disabili o handicappate.





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