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Non esistono vittime senza nome - foto : Marla Ruzicka (sx) © J.B. Russell; S. Holewinski e M. Bertagnolli (dx) © CIVIC
Marla Ruzicka (sx) © J.B. Russell; S. Holewinski e M. Bertagnolli (dx) © CIVIC

Non esistono vittime senza nome

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Dal 16 per cento di vittime civili del primo conflitto mondiale si è passati all’oltre 90 delle realtà belliche contemporanee. È in questo tragico e tetro teatro che prende forma la ONG americana C.I.V.I.C. (Campaign for Innocent Victims in Conflict), nata per assicurare assistenza a quegli innocenti colpiti “senza nome”, che non rientrano nemmeno nelle statistiche di organismi internazionali.

A fondare questa associazione, di base a Washington DC, fu una giovane di Lakeport, California, Marla Ruzicka. La ragazza iniziò a operare in Afghanistan nel 2001 con Global Exchange (ONG americana), viaggiando attraverso gli ospedali locali e i campi rifugiati in Pakistan.

Ciò che vide le fu sufficiente per sentirsi la vita cambiata. In quel apocalittico contesto di bombardamenti post Torri Gemelle, Marla notò che nessuno, tanto meno l’esercito americano, teneva il conto o aiutava i civili feriti o uccisi. Dopo un’indagine porta a porta fra la popolazione afgana, portò i propri risultati a Washington.

In seguito, caduta Baghdad, si spostò verso la capitale irachena ove iniziò il suo lavoro. Attraverso l’esperienza dei suoi viaggi nelle zone di guerra, Marla comprese quali fossero i bisogni delle vittime dei conflitti. Così, questa piccola “yankee”, nel 2003, dopo sei mesi in Iraq, decise di fondare CIVIC.

La sua avventura però dura troppo poco. Sabato 16 aprile 2005, Marla sta andando a visitare Harah, una bambina irachena di tre anni. La piccola era sopravvissuta miracolosamente dopo essere stata lanciata fuori dal finestrino di un autobus dai propri genitori quando si erano accorti che un razzo stava per colpire il mezzo pubblico.

E così, invece d’ignorare il dolore degli altri come fa la maggior parte del mondo, “una bionda” 28enne è sulla famigerata strada che da Baghdad conduce all’aeroporto. Nel corso di un attacco suicida, un’autobomba fa esplodere l’auto su cui sta viaggiando. Con lei muoiono altre sei persone, fra cui Faiz Ali Salim, direttore in Iraq di CIVIC.

La morte di Marla fu un durissimo colpo, ma il consiglio d’amministrazione della ONG continuò a lavorare duro per portare avanti l’impegno iniziato dalla giovane. E nulla è cambiato nell’anima originale della missione.

Giorno dopo giorno, la priorità rimane l’assicurare alle vittime di conflitti armati il riconoscimento e assistenza dalle parti in guerra. Con il supporto di funzionari statali e militari, volontari, sostenitori, giornalisti e umanitari, CIVIC ha continuato a persuadere il Congresso Statunitense a realizzare programmi per le vittime di guerra nella realtà afgana e irachena, e a sottoporre all’attenzione pubblica e politica il costo umano dei conflitti.

Direttamente dalla sede di Washington DC, al secondo piano del 1605 di Connecticut Avenue NW, CIVIC utilizza le informazioni dal suo vasto network di persone sul campo in Iraq e Afghanistan.

“Operiamo in queste realtà – dall’Afghanistan, all’Iraq al Nepal –, incontriamo le vittime di guerra e ascoltiamo le loro storie” spiega Miss Holewinski, direttore esecutivo della ONG “Non c’è nulla che ti tocchi più il cuore del stringere le mani a una madre che ha appena perduto i suoi figli”.

Di recente è stata ampliata l’area d’intervento. Il Direttore Esecutivo Miss Holewinski si è recata personalmente in Sri Lanka e Nepal. Insieme ad altri membri e il Direttore Associato Marla Bertagnolli, stanno poi progettando in autunno un viaggio in Colombia (ennesima realtà dimenticata).

CIVIC è sempre alla ricerca di medici e ospedali che vogliano donare il proprio tempo e capacità per aiutare bambini feriti in guerra che non si possono procurare ciò di cui hanno bisogno nei loro paesi. C’è un programma di lavoro con altre organizzazioni.

Per ora non è molto grande, ma sta crescendo come l’organizzazione. Per fare tutto questo, ovviamente c’è bisogno di risorse finanziarie. “La cosa migliore che ciascuno possa fare per aiutare” continuava Miss Holewinski, “è una donazione. Il 100 per cento di ciascuna di esse va direttamente al nostro programma di lavoro”.

Di recente, il mondo del cinema dei grandi nomi si è dimostrato molto attento e sensibile a certe tematiche. Ne sono un esempio le pellicole Hotel Rwanda (2004, con Don Cheadle e Nick Nolte), Lord of war (2005, con Nicolas Cage e Ethan Hawke), Bordertown (2006, con Jennifer Lopez e Antonio Banderas) e Blood diamond (2006, con Leonardo DiCaprio e Jennifer Connely).

Non c’è da stupirsi dunque se da tempo circola la notizia di un probabile film sulla giovane attivista. Si parla del 2009, e ad interpretare Marla, sarà Kirsten Dunst (Spiderman, Elizabethtown, Marie Antoniette).

C’è da credere che un film dedicato alla fondatrice di CIVIC potrebbe fare la sua parte per portare agli occhi (e nel cuore) ciò che succede a tutto quell’oceano di invisibili che soffrono e patiscono. Marla Ruzicka (31.12.76 – 16.04.05) resterà per sempre l’iconografia di un cancello che si apre. È morta tra le vittime senza nome.

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LIBRI

Ai confini del mondo

"Ai confini del mondo" di Giorgio Fornioni - Chiarelettere, 2010

Nel mare ci sono i coccodrilli

"Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari" di Fabio Geda - Baldini Castoldi Dalai Editore, 2010



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