Il freddo porta in città spruzzate di neve. L’aria è gelida e silenziosa. Tace davanti ai vetri appannati delle case. Quei fiocchi bianchi hanno il potere di addormentare ogni cosa. Proteggono i racconti di Natale dalla spugna del tempo. Custodiscono le storie dei nonni, narrate con lo sguardo rivolto indietro.
C’era una volta la neviera. Una cavità artificiale che serviva a conservare la neve. Non per realizzare simpatici pupazzi con “nasi a forma di carote”, ma per mantenere freschi cibi e bevande quando il caldo diventava insopportabile. Oggi il ghiaccio viene prodotto artificialmente con frigoriferi e congelatori. In passato e fino all’Ottocento tutto dipendeva dalla Natura. Un’abbondante nevicata si attendeva con ansia.
A questo bene era legato un vero e proprio mestiere, quello del nevieraio. Preparava la neviera, ma anche cavità naturali come le grotte, ad accogliere grosse palle di neve. Queste si lasciavano rotolare a valle, dove solitamente era collocata la struttura. Oppure venivano trasportate dai vaiardi, portantine in legno a quattro mani.
Il nevieraio stendeva sul fondo della cavità numerosi rametti di vite per evitare che il ghiaccio toccasse il suolo. Era necessario pressarlo il più possibile per ricavare spazio. La profondità delle neviere, scavate nel terreno, impediva alla neve di sciogliersi. Questo prezioso bene rappresentava una importante fonte di guadagno. Con la neve si preparavano gelati e sorbetti e si curavano febbri, ascessi e contusioni. Poteva costituire una riserva d’acqua nei periodi di siccità.
Le nonne tramandano ricette di una volta, quando i cubetti di neve venivano spruzzati con caffè, liquore all’amarena o con il vincotto, preparato a base di fichi. Una delizia anche per i palati più raffinati. Il commercio del ghiaccio fu regolamentato dalla gabella della neve, serie di norme che ne stabilivano modalità di vendita e di fornitura. Un unico appaltatore poteva vendere la neve, con l’obbligo di fornirla alle città a prescindere dalle condizioni climatiche.
Neviere di forme differenti, oramai inutilizzate, sono sparse in tutta Italia. Nelle zone vulcaniche, appenniniche, alpine e collinari. In Sicilia, nei pressi di Catania, veniva commercializzata la neve dell’Etna. In Puglia, nel territorio murgiano, queste strutture sono ancora oggi visibili vicino alle masserie. Hanno una o due aperture laterali murate o chiuse con porte di legno. Da qui si prelevava il ghiaccio, introdotto nella struttura attraverso la sommità della volta.
Sempre in Puglia, in Capitanata, c’è una via intitolata a Santa Maria della Neve, protettrice del prodotto. Antiche neviere si conservano in Liguria, nel Parco del Basilico di Genova. Le tradizioni spesso sono storie senza memoria. O memoria che si perde nella notte dei tempi. Racconti veri che meritano di essere rievocati e narrati per non scomparire. Affascinano perché provengono da lontano. Meritano di essere ascoltati.





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