“Te piace ‘o presepio?”. E’ la nota battuta scenica di Edoardo De Filippo, grande attore partenopeo, nell’opera teatrale “Natale in casa Cupiello”. Una farsa familiare, nata nel 1931, annoverata tra quelle che hanno fatto la storia del teatro nazionale.
E nella città del sole, conosciuta in tutto il mondo per i suoi famosi artigiani di San Gregorio Armeno, non si può non parlare del presepe.
Napoli, adagiata alle pendici del vulcano, il Vesuvio, affacciata su uno dei golfi più belli della Penisola, è la patria dell’arte presepiale.
Tutto l’anno, ma soprattutto nel periodo natalizio, Napoli indossa il cosiddetto abito della festa, quello buono, e si veste di colori, ancora più brillanti, di suoni più chiassosi e di odori che, in nessun altro luogo del mondo, sono presenti.
Qui, persino il rumore parla in dialetto, l’aria che si respira è salmastra, ha il sapore dello iodio e il vento trasporta con se, la risacca del mare.
Il profumo del basilico, dell’aglio conservato nei balconi, del pomodoro cotto a tutte le ore.
Descrivere questa città dai mille volti, dalle tante contraddizioni e dalla bellezza genuina, pura, assoluta, totale, è impresa ardua.
Cantori antichi, poeti, scrittori, musici, ognuno, dalla notte dei tempi ad oggi, ha provato a raccontarla. Ma non basta. Napoli si racconta da se’, perché non è una città. Non solo. Napoli è un mondo a parte.
E’ un paniere (cestino in vimini) calato da un balcone che permette alla massaia di fare la spesa, sotto casa, magari dal fruttivendolo di fiducia che lo riempie con attenzione che nulla cada, mentre la donna lo tira su, comodamente da casa sua, in vestaglia.
E’ le grida dei bambini in strada, il rombo dei motorini, il caos del traffico, la frenesia quotidiana del tutto e del niente. E’un po’ araba, un po’ italiana, un po’…ogni cosa.
Nel centro storico, raggiungibile facilmente da due decumani, il Maggiore e l’Inferiore, si insinua la via più importante. San Gregorio Armeno. La via dei pastori. La via degli artisti. Generazioni di famiglie si tramandano quest’arte da secoli. Il figlio impara dal padre a cui ha insegnato il nonno.
E’ un via molto lunga, un po’ stretta, interamente costellata da botteghe, bancarelle, negozi di sculture in terracotta. E, ogni anno, i bottegai realizzano pastori con il volto di qualche personaggio politico. E, così è la volta di Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema, Bill Clinton… Diventano ospiti dei presepi napoletani, al fianco dei classici pastori.
San Gregorio Armeno, a Natale, è ingombro di turisti, al punto che è, persino difficile camminare. Si passa davanti alla bottega dei pulcinella, all’ospedale delle bambole, alla pizzeria che prepara pizze fritte farcite di ricotta salata e salame piccante, da mangiare in strada, alla pasticceria che, magari ha appena esposto in vetrina i suoi babbà, tipi dolci al Rhum.
Si passeggia trasportati dalla folla e dai profumi, abbracciati da un turbinio di “napoletanità” che non ha un unico significato e che non è un concetto ben definito.
E’ un modo di essere e di vivere. Che va scoperto…in un giorno di visita a Napoli.





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[...] Vedi Napoli e poi muori”, recita un vecchio detto a sottolineare l’importanza di far visita a una delle mete più belle d’Italia. E quale periodo migliore di scoprirla, se non a Natale quando la città da’ vita ai suoi pastori presepiali. Leggi la notizia alla fonte » [...]
Napoli è patrimonio mondiale , i suoi colori i suoni , l’ AFFETTO dei Napoletani riconosciuto anche dalla Signora CIAMPI, d’ internazionale ha il presepio, ” TE piace u presepio” frase che ha fatto il giro del mondo tante di quelle volte adesso anche cio ci tolgono , con quale diritto , perche tanto accanimento no no è giusto , non è giusto verso tutti , la mia infazia distrutta dal Sindaco per un ordinanaza ma l’ infazia di miliardi di persone , come ha potuto fare cio una persona come la Iervolino distruggere il patrimonio planetario con un ordinanazacome si è permessa , Lei che dovrebbe essere la prima cittadina ad aiutare chi lavorarava per questo patrimonio culturale . Come se oggi Alemanno si alzasse e vietasse le carrozzelle a Roma , se solo avessi il potere di chiamare le persone che amano il presepe per protestare l’ onda non basterebbe e Napoli sarebbe travolta da una burrasca.
Chiedere di rimettere le bancarelle e bruciare quell’ ordinanza è compito di tutti ma nessun si muove non si posso lasciare da soli i commercianti in questo momento ,questo periodo di poverta dove serve ancora di piu la rinascita del bambinello dove vorremo riscoprire il vero natale , se potessi raggiungere il PAPA anche lui si arrabbierebbe .