Un compagno non si abbandona mai, soprattutto quando è in difficoltà. Questa regola riassume in maniera completa la vita di Edmund Hillary, il primo scalatore ad aver raggiunto nel 1953 la vetta dell’Everest.
Tuonava non poco tempo fa dalle pagine dell’Otago Daily Newspaper: “L’approccio all’Everest ormai è terrificante, l’unico interesse è arrivare in cima, e c’è chi è capace di lasciare sulla roccia un compagno in difficoltà, senza curarsi di soccorrerlo”.
Ed era successo veramente: 2006, quaranta alpinisti abbandonarono un compagno di cordata in difficoltà. Non si riconosceva più in ciò che aveva da prima iniziato amare proprio tramite i libri.
Nato nel 1919 in Nuova Zelanda crebbe ad Auckland dove tra le pagine dei romanzi d’avventura e le prime escursioni scolastiche ebbe modo di incrociare queste due passioni diventando alpinista di professione.
Fu nominato Cavaliere Comandante dell’Impero Britannico e cittadino onorario dello Stato del Nepal. Tra le onorificenze istituzionali ne spunta anche una dal grandissimo valore umano: Burra-Sahib, un aggettivo che nella lingua degli Sherba del Nepal significa ‘grande cuore’.
Fu proprio uno di loro, Tenzing Norgay, a guidarlo sul tetto del mondo. Per questa popolazione delle montagne dell’Asia meridionale e per la tutela dell’ambiente, Edmund fece nascere l’organizzazioni no-profit Himalayan Trust ricoprendo anche il ruolo di presidente della American Himalayan Foundation.
Le altezze non furono le uniche mete fatte sue: nel 1958 fu il terzo uomo della storia a raggiungere via terra il Polo Sud posizionandosi subito dietro le prime due leggende dell’esplorazione dell’Antartide, Amudsen e Scott.
Dopo 73 di sfide ai limiti della fatica (pensate che fu tra i più gracili bambini della sua classe) Hillary ha finito la sua vita dedicandosi alla sua professione ‘comune’, cioè quella dell’apicoltore.
L’alpinismo oggi piange uno dei suoi più importanti pionieri. Una nuova stella però brillerà sul cammino di chi ancora oggi raccoglie il richiamo della sfida nel pieno rispetto della natura e dell’impegno umanitario.




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