In provincia di Parma, sulle colline di Bardi, sorge uno splendido esempio di castello medievale. Eretto in funzione difensiva, fu, nel corso della sua lunga storia, oggetto di diversi assedi.
Ragion per cui vi si trova al suo interno una stupefacente ghiacciaia, le cui temperature non salgono mai al di sopra dei tre gradi centigradi.
Poi armi di ogni tipo, oggetti di ogni epoca che hanno segnato la storia del maniero e una suggestiva sala delle torture, in cui vengono riportate le terribili tecniche medievali.
E l’immancabile fantasma. La cui presenza molti turisti giurano di aver quanto meno presunto. In una particolare zona del castello, capita spesso di aver la sensazione di essere sfiorati da gelide folate di vento. Inspiegabili, si dice, in quanto la conformazione delle stanze, in quel punto, non dovrebbe consentire spifferi di nessun tipo.
Il fantasma è stato pure fotografato da esperti del settore. Si tratta del primo “spettro termico”. L’immagine svela nitidamente i contorni di un cavaliere: perché il fantasma è di un certo Moroello, che di mestiere faceva proprio il cavaliere, ferito alla spalla, come effettivamente lo fu in vita.
La storia sua e della sua bella è di quelle che segnano l’infinito, di quelle che più si prestano a diventar leggenda e di quelle che vengono raccontate nelle sere d’inverno davanti al camino.
Una leggenda che ci riporta direttamente alla narrazione Shakspeariana di Romeo e Giulietta, essendo l’amore terribilmente sfortunato.
Moroello ama Soleste, giovanissima cortigiana di sedici anni. Il cavaliere, appartenente alla famiglia dei Landi, un giorno deve purtroppo partire per la guerra. E’ giunta notizia, infatti, che il nemico si stia avvicinando al castello.
Moroello, comandante della guarnigione stanziata a difesa della famiglia , decide di anticiparlo, il nemico, e di corrergli incontro, prima che si faccia troppo vicino alla fortezza.
Dopo baci, abbracci e promesse, il cavaliere senza macchia, ma forse con un po’ di paura, parte al galoppo seguito dal suo piccolo esercito.
Periodicamente, da allora, Soleste sale sulla torre più alta del maniero. Nell’attesa e nella speranza di veder tornare l’amato vincitore. Ancora oggi, da lassù, è possibile godere di una vista straordinaria che avvolge l’intera vallata per diversi chilometri.
Passano settimane e forse mesi, ma di Moroello nessuna notizia. Fino al giorno in cui, salita per l’ennesima volta sulla torre, Soleste vede, in lontananza, un indefinito movimento di cavalieri.
Forse lancia un grido portandosi una mano davanti alla bocca. Forse piange per l’emozione e per la paura. Si tratta del nemico? O di Moroello, il quale, vincitore torna con i suoi?
Quando i cavalieri si fanno dappresso, i contorni si fanno più nitidi e Soleste, disperata, vede distintamente le uniformi del nemico. Il castello è in pericolo, la sua vita e quella dei suoi famigliari pure e, soprattutto, il valido Moroello è senz’altro perito in guerra.
Soleste, distrutta dal dolore, si suicida.
Solo allora i cavalieri, fattisi minacciosamente vicini, si fanno riconoscere. Chi togliendosi l’armatura, chi salutando al modo dei Landi. Moroello e i suoi, usciti vincitori, avevano indossato le casacche del nemico. Per scherno, per gioia e in segno di totale soprafazione.
Giunto al castello, Moroello vede distesa l’amata senza vita. Capisce l’equivoco e senza pensarci due volte, si getta dalla stessa torre dalla quale Soleste, ogni giorno, a ogni ora, aveva scrutato l’orizzonte con il cuore in gola.
E, oggi, dopo 600 anni, turisti, abitanti del luogo e studiosi di fenomeni paranormale, giurano che Moroello, incapace di darsi pace, vaghi ancora tra le sale e per i vicoli del castello, accompagnato, alle volte, da una appena percettibile musica. Una triste melodia che racconta di un amore sfortunato e lontano nel tempo.





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