Eccoli, gli uomini che hanno sfidato e vinto il monte Vinson, in Antartide.
I Primi Marescialli Ettore Taufer e Giovanni Amort, il Maresciallo Capo Elio Sganga e il Caporale VFP4 Marco Farina sono qui, di fronte a me, nel Castello Centro Addestramento Alpino di Aosta a raccontare la loro storia.
Una storia, iniziata il 9 dicembre e conclusa il 20 gennaio, fatta di vento, tempeste di neve, ghiaccio, coraggio e volontà per arrivare a respirare il cielo dell’Antartide. Là dove solo sette alpinisti ce l’avevano fatta prima di loro.
Ma a differenza di chi li ha preceduti, questi ragazzi “normali”, quasi intimiditi dai flash delle macchine fotografiche, dalle telecamere, dalla ressa dei giornalisti, hanno percorso in 15 giorni 315 chilometri. 315 chilometri tra traversata e ascensione alla vetta, di cui 273 tra Patriot Hills, dove sono atterrati, e il campo base.
In sole 48 ore hanno scalato la cima superando complessivamente ben 4100 metri di dislivello. Hanno trainato slitte pesanti 70 chilogrammi, consumando circa 1,3 chili di cibo a testa ogni giorno.
Eppure, aguardarli ora, nel caldo della sala del Castello di Aosta mentre si rivedono nelle immagini sullo schermo, sembrano quasi imbarazzati. Insieme ai presenti rivivono i ricordi di un’impresa, scelta per festeggiare l’Anno Polare Internazionale.
“La sensazione forte dell’isolamento in quei grandi spazi vuoti”. “Dove le distanze non si possono stimare senza gps”. “Dove tutto è silenzio”. “Dove puoi sentire il sangue scorrere tra le vene”. “Dove l’aria è limpida e trasparente”. “Dove la luce eterna dell’estate antartica ti abbaglia”.
Quella che la notte, insieme al vento che ulula, li faceva dormire poco, e di giorno ne feriva gli occhi stanchi ma indomiti. Fissi verso una meta che non è gloria effimera, ma orgoglio per un successo.
Orgoglio per un Paese, il nostro.




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