Un battito di corrente. Le ultime gocce di sudore prima di arrivare più in alto di tutta Europa. Sulle spalle di un “signore” con già trecento milioni di anni incamerati. Tutt’attorno, solo nuvole, rocce e neve. Da qui, sembra facile imparare a volare. Quassù, a quasi cinquemila metri di altezza, cos’altro si può chiedere?
Ai piedi delle montagne. “Su le dentate scintillanti vette/ salta il camoscio, tuona la valanga/da’ ghiacci immani rotolando per le/ selve croscianti:/ ma da i silenzi de l’effuso azzurro/ esce nel sole l’aquila, e distende/ in tarde ruote digradanti il nero/ volo solenne/. Salve, Piemonte! A te con melodia/ mesta da lungi risonante, come/ gli epici canti del tuo popol bravo,/ scendono i fiumi”.
Sono le immortali strofe iniziali della poesia “Piemonte”, del poeta/scrittore toscano Giosuè Carducci (Valdicastello, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907). Avrebbe potuta anche chiamarla “Val d’Aosta” che nessuno se ne sarebbe risentito. E lassù, nel nord-ovest italiano, si trova un colosso dal nome altisonante.
È il Monte Bianco, 4810 metri di possenza granitica. Situato nell’omonimo massiccio delle Alpi Graie (sezione della celeberrima catena montuosa che interessa Francia, l’Italia e, marginalmente la Svizzera), fa da spartiacque naturale tra la Valle d’Aosta, (Val Veny e Val Ferret), in Italia, e l’Alta Savoia transalpina (Valle di Chamonix).
Sono passati più di duecentovent’anni da quando, in quel lontano 8 agosto 1786, venne realizzata la prima ascensione sul Monte Bianco dal ventiquattrenne Jacques Balmat, cercatore di cristalli, insieme al ventinovenne Michel Gabriel Paccard, (medico condotto). Il 14 luglio 1808 invece, fu la volta della prima donna a raggiungere la vetta, tale Marie Paradis.
Ghiacciai e fiume. Un immenso spettacolo bianco-cristallino. Dalla cima del Monte Bianco scende la più alta cascata di ghiaccio delle Alpi, quella della Brenva (quarto ghiacciaio per grandezza della Val d’Aosta); si estende per 730 ettari, passando dall’altitudine del monte ai 1300 metri della Val Veny, con un dislivello di tremilacinquecento metri.
Sempre a sud di strovano anche i ghiaccai del Freney e del Miage (il più grande della regione, con i suoi dieci chilometri e un’estensione di oltre mille ettari), caratterizzato da un piccolo laghetto glacia e il Rifugio Francesco Gonella.
Sul versante nord (francese) si trovano i ghiacciai dei Bossons (capace di arrivare fino alla località di Chamonix) e la Mer de Glace, formatosi dalla confluenza di tre minori: il Ghiacciaio del Tacul, Ghiacciaio di Leschaux e il Ghiacciaio di Talèfre). Dopo quello di Aletsch (con una superfice di 120 km in territorio svizzero), è il secondo più importante ghiacciaio delle Alpi.
Il Monte Bianco non è solo neve o un tuffo in un cielo più blu dello stesso colore originale, ma anche un’importante risorsa mineralogica, fatto testimoniato dalla presenza di due antiche miniere abbandonate (Trou des Romains e Miage) di galena argentifera e di blenda (minerale dal quale si estrae lo zinco), ancora comunque presenti sul territorio italiano.
Basta un po’ di oscurità e le stelle vicine, che sento parlare le orme degli scarponi dei vecchi minatori, armati di piccone e piccoli lumi al petrolio. Sento il loro stringersi intorno al fuoco. Raccontare dei propri cari che li aspettano a casa. E loro lassù, lontani dalla civiltà e dal mondo industrializzato. Con un grande amico cui confidarsi ogni giorno: il Monte Bianco.





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