A Milano, prendere il tram o la metropolitana è un atto di ordinaria amministrazione, una di quelle cose che la gente fa senza riflettere.
Ma riflettere, invece, sarebbe interessante: riflettere su come si sia arrivati dagli omnibus trainati dai cavalli del 1841 ai jumbo tram dei giorni nostri.
La storia dei trasporti milanesi inizia nel 1840, più precisamente il 17 agosto, quando fu inaugurata la ferrovia Milano-Monza e nacque quindi la necessità di creare collegamenti tra la stazione di Porta Nuova e il centro città.
Arrivarono così proprio gli omnibus, seguiti negli anni Settanta da un’ippovia su binari e, nel 1893, dalla prima tranvia elettrica, costruita dalla Edison, che collegava piazza Duomo a corso Sempione.
Un anno importante fu senza dubbio il 1927, quando fu messo in servizio il primo tram derivante dal modello americano Peter Witt, un modello riuscitissimo, in servizio ancora oggi, a ottant’anni di distanza.
Lo sviluppo dei trasporti pubblici nei primi anni del Ventesimo Secolo conobbe uno sviluppo tanto forte quanto rapido, dovuto probabilmente anche all’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale.
Nel 1905 venne istituita la prima linea urbana automobilistica a benzina e nel 1933 la prima linea filoviaria.
Nacque in quello stesso periodo l’ATM, una sigla ben nota ai meneghini, l’Azienda Tramviaria Municipale.
Un ovvio rallentamento si ebbe nei tragici anni della Seconda Guerra Mondiale, a causa della mancanza di manodopera, quasi interamente al fronte (a quell’epoca, anche i tram erano guidati da donne) e della distruzione di gran parte dei depositi e del materiale rotabile.
Con la ricostruzione, però, non era più pensabile di ripristinare l’assetto dei trasporti precedente al conflitto: Milano diventava sempre più una metropoli.
La sua popolazione cresceva di giorno in giorno grazie al boom delle nascite e all’immigrazione dal sud Italia,: occorrevano quindi trasporti adeguati al nuovo assetto della città.
Non senza polemiche, nel 1957 presero il via i lavori per la costruzione della Metropolitana, la cui Linea 1 venne aperta nel novembre 1964 nella tratta Lotto-Sesto Marelli per una lunghezza complessiva di 12,3 km.
Nel dicembre 1969, proprio quando Milano stava vivendo un periodo molto buio con la strage di piazza Fontana, fu inaugurata la Linea 2 nella tratta Caiazzo-Cascina Gobba.
Proprio in quegli anni l’ATM cambiò nome.
O meglio, il nome rimase uguale, ma da Azienda Tramviaria Municipale si trasformò in Azienda Trasporti Municipali, perché tra autobus, filovie e metropolitana non aveva senso limitare i trasporti pubblici ai soli tram.
Con il passare degli anni e il continuo ingrandirsi della città, fu di tanto in tanto necessario ridisegnare la mappa delle linee.
Nei primi anni Novanta, in pieno periodo Milano da bere (e tangenti), fu inaugurata la terza linea metropolitana, nella tratta San Donato-Sondrio, mentre le altre due furono prolungate.
Notevoli cambiamenti riguardarono anche i mezzi di trasporto: il celeberrimo tram del 1927 restò in servizio, ma, per far fronte alla continua crescita urbana, furono ideati il jumbo tram, con una capacità di 265 persone.
All’inizio del Ventunesimo Secolo, i modernissimi Eurotram e Sirio, firmato da Pininfarina, iniziarono a correre quei lunghissimi “vermi” verdi che percorrono oggi le strade della città.
Le ultime novità sono il Radiobus, un servizio a chiamata in vigore nelle ore notturne a metà tra il trasporto pubblico e il taxi e il tram ATMosfera, un tram 1927 adibito a ristorante, che serve cibi di lusso percorrendo le più belle e suggestive strade del capoluogo lombardo.





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