L’Ultima cena di Leonardo da Vinci – Foto tratta da Wikipedia
La luce del tramonto. Lo sferragliare dei tram arancio. I raggi che illuminano e sottolineano le decorazioni rinascimentali di Santa Maria della Grazie. Un gioiello nascosto proprio nel centro di Milano.
Le sensazioni si susseguono in un crescendo ripido. Si entra nella navata centrale, nella parte gotica della chiesa, e già si nota una differenza tra la parte di destra e sinistra. Sulla destra le decorazioni sono le originali, marcate, in volute floreali. Sulla sinistra tutto è vellutato, quasi accennato.
C’è un perché. La navata laterale crollò quasi completamente durante i bombardamenti su Milano durante la seconda guerra mondiale nel 1944. Nel ricostruire i restauratori cercarono di dare un’idea degli affreschi crollati con accenni di colore.
Camminando lungo la navata centrale, verso l’altare, si vive un’emozione. Diversa, soggettiva, profonda. Si avanza passando dall’oscurità gotica al trionfo della luce e della razionalità rinascimentale nella cupola progettata dal Bramante. Prima degli scalini si alza lo sguardo e sembra di guardare il cielo, sembra che la mente si apra esattamente in quell’istante.
Sulla sinistra si vede ancora la Cappella della madonna delle grazie, l’embrione originario della chiesa. Da lì si accede al chiostro delle rane, con una fontana al centro che zampilla acqua e il piccolo giardino intorno ben curato. Attualmente stanno lavorando alle colonne e alle arcate che circondano questo spazio. Grattando l’intonaco di copertura sono già stati riscoperti degli affreschi e dei bassorilievi rinascimentali.
Una chiesa tanto sorprendente ti assorbe e per un attimo ti fa dimenticare il vero motivo della visita. Ma una vibrazione della mente torna a focalizzarlo. Come sarà? Bello, stupendo, magnifico come me lo sono sempre immaginato?
Ci dirigiamo nella zona del refettorio vecchio del convento. Prima dell’entrata c’è uno spazio divisorio con filtri e ventilazione pensata per depurare l’aria. Si può entrare solo venti alla volta, per quindici velocissimi e insufficienti minuti. Ma tant’è: la visione del sublime va presa in dosi ridotte.
Fai un passo più lungo, ambizioso. E poi è lì. Davanti. Senza filtri. Vera. L’Ultima cena di Leonardo da Vinci. Non servono recinti di parole per racchiudere questa percezione. Nei recinti non si può infilare qualcosa che ricorda l’infinito.
Posso solo dare un consiglio. Andateci e vivete l’attimo dilatato in cui gli occhi si posano su quel muro che è diventato un pezzo di storia dell’umanità. A ogni sguardo. A ogni emozione suscitata, il miracolo di Leonardo si rinnova.
"Manuale dell’imperfetto viaggiatore" di Beppe Severgnini - Rizzoli, 2001

Ascendere, salire, elevarsi nell’immaginario collettivo ha da sempre simboleggiato l’azione di conoscere se stessi e Dio. Al Sacro Monte di Varese ciò è ancora possibile.

Un luogo nascosto nel cuore della città meneghina. Una storia di coraggio e ingegno. Quando l’avventura correva sulle onde dell’etere.

Un sito, un libro, due speleologi. Aprirsi una via nelle viscere della metropoli. Storie di una città che pulsa dal profondo.