Michelangelo (Caprese di Arezzo 1475; Roma 1564), fu un personaggio camaleontico nel suo modo di vivere ed interpretare l’arte e fu anche considerato il massimo esponente del Rinascimento italiano.
Scultore, pittore, architetto e poeta, interpretò nel marmo e in ogni sua opera, il dramma dell’esistenza umana e del mistero stesso della vita e dei sentimenti, a volte contrastanti, che ne fanno da riempitivo e contorno.
Esempi di grande prestigio della genialità del Maestro sono il David e il Mosè che con la loro dinamicità ed imponenza colossale, raffigurano tutta l’energia e la potenza della forza, vista sia come qualità fisica che spirituale.
E’ soprattutto con il tema della Pietà che Michelangelo fa trapelare il suo carattere. La Pietà di San Pietro in Roma segna l’inizio della carriera dell’artista, mentre la Pietà Rondanini (Castello Sforzesco Milano) ne segna la fine. Si può dire che queste due sculture sono due carte d’identità: Michelangelo a vent’anni e a novant’anni.
La pietà di San Pietro è un’opera dalla straordinaria bellezza, è curata fin nei minimi dettagli e trasmette all’osservatore la tragicità del dolore. Il volto calmo e assorto di una giovane madre che tiene posato sul grembo il corpo esanime del figlio, esprimono la visione del dolore secondo Michelangelo, un dolore che sembra soffocato ed interiorizzato ma che si materializza con l’evidenza dei fatti.
La Pietà Rondanini (prende il nome dalla famiglia che la commissionò) è una scultura non levigata, Michelangelo non cerca più la perfezione artistica, non si cura del giudizio dei committenti, sembra volutamente incompiuta, come se dovesse essere un monumento funebre dalla massima intensità espressiva.
Le proporzioni allungate, le figure non delineate nei dettagli fisici, ma quasi coperte da un velo, danno l’idea che per il Maestro, la morte fosse un mistero reale ed impalpabile allo stesso tempo, una paura da combattere e da sfuggire ma anche una pace suprema.




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