La fragile mano attraversa l’arrugginito buco della recinzione e si posa dolcemente sul viso del bambino accarezzandolo quasi che le dita fossero il procinto di chiedere incessantemente scusa per questo spettacolo.
Siamo sul confine tra il Messico e la terra dei sogni a stelle e strisce. Il progetto suona come qualcosa di bello, ma come sempre i buoni propositi alle volte mostrano su quale strada lastricata l’uomo va a perdersi. Il Parco dell’Amicizia.
Da una parte gli immigrati regolari che mandano avanti gli affari dell’Uncle Sam.
Dall’altra chi è rimasto nella terra di provenienza o chi vi è stato ricacciato.
“È difficile guardarci, toccarci”, afferma Manuel Meza, cittadino americano che sta condividendo, tramite i buchi della rete, del caffè con sua moglie che invece è stata rimpatriata. Tre interminabili ore per arrivare qua e sentirsi di nuovo un vero marito.
Manuel però non si butta giù e dimostra tutta la forza del cuore che contraddistingue i latinos, “tutto ciò è strano, ma il nostro amore è più forte del recinto”, afferma.
Un’altra barriera comunque è in progetto, oltre a quella delle visite. Caso mai venisse in mente a qualcuno d’andare oltre la semplice stretta di mano.
Diversi abitanti di S. Diego però non sembrano convinti di questo progetto. Tra questi anche il nome eccellente dell’ex First Lady, Pat Nixon.
“Odio vedere recinzioni ovunque”, ha affermato prima di recarsi in territorio messicano per stringere le mani dei presenti.
Il paradosso è infatti troppo profondo per non essere notato e corre tutto sulla parola “amicizia”che proprio non riesce ad andare a braccetto con la costruzione di una barriera che divide le persone.
Juventino Gonzalez Martin, quaranta anni e la metà donata agli Stati Uniti. Dall’altra parte della rete ha lasciato tre figli.
“Io mi sento d’appartenere a quella terra là, non qui. Ma fino ad allora questo è quanto posso avvicinarmi, non abbastanza comunque a loro”. Metallo arrugginito e fiato sul collo della polizia di frontiera.
Gli agenti sono tutt’altro che rilassati visto che i trafficanti di droga hanno iniziato a far passare dosi dai buchi e addirittura altri hanno tentato di far passare neonati attraverso le piccole aperture del recinto metallico.
La voglia o l’angoscia di contrastare il passaggio d’esseri umani attraverso la frontiera ha portato anche a strane proposte.
Ultima quella di riempire d’immondizia Smuggler’s Gulch, avvallamento e passaggio molto frequentato da chi vuole introdursi illegalmente negli Stati Uniti.
Gli ambientalisti ovviamente sono insorti. Altri invece continuano a trovare soluzioni comunque lodevoli.
Tra queste l’impegno costante del Reverendo John Fanestil della Chiesa Metodista che settimanalmente distribuisce la comunione attraverso le aperture della rete metallica.
Sarebbe anche questo un reato doganale, per essere precisi. Ma almeno Cristo qui non viene rimpatriato. Almeno lui.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




