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Meknès, il sogno marocchino di un sultano despota - foto : Bab Mansour, la storica porta di ingresso a Meknès © Monica Genovese
Bab Mansour, la storica porta di ingresso a Meknès © Monica Genovese

Meknès, il sogno marocchino di un sultano despota

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Florida, frenetica, colorata città imperiale dell’Africa. E’ Meknès, nel regno del Marocco. La città, più di ogni altra, è associata al nome di un grande sultano del passato. Moulay Ismail.

Durante la sua reggenza, per oltre cinquanta anni, ha cambiato volto a Meknès trasformandola da centro provinciale a magnifica capitale adornata da venti porte, una cinquantina di palazzi e mura di cinta il cui perimetro superava i quarantacinque chilometri.

Una città mitica nel suo tempo, affascinante e suggestiva oggi. Sita a 130 chilometri da Rabat, capitale del Marocco, nel Medio Atlante. Meknès è attraversata dal fiume Oued Bouferkrane che, sostanzialmente, divide la città vecchia da quella moderna (Ville Nouvelle).

La parte vecchia è particolarmente interessante per i resti della Città Imperiale, alla quale si accede attraversando la grandiosa porta Bab Mansour, una delle più spettacolari dell’Africa.

Risalente al 1670-1700, fu commissionata all’architetto El Mansour (donde il nome) da Ismail la cui passione per questa città era tale che non avrebbe mai voluto lasciarla, secondo le ritrovate cronache dell’epoca, nonostante le continue rappresaglie con i capi berberi ribelli del paese.

Nei pressi della porta si erge il mausoleo di Moulay Ismail, l’unico tempio marocchino ancora attivo al quale possono accedere, in parte, anche i credenti di religione diversa dalla musulmana.

In questa moschea sono conservati due antichissimi orologi a pendolo, posti uno di fianco all’altro e distanti tra loro solo pochi metri. Si trovano davanti al sarcofago del sultano Ismail che, sebbene considerato un despota, viene ricordato con apprezzamento per le sue conquiste territoriali.

La leggenda narra del suo desiderio di sposare la giovane figlia del re Sole, il monarca francese Luigi XIV. Lei rifiutò a causa delle voci sull’harem e delle numerose mogli di lui con cui avrebbe dovuto dividere il coniuge.

Re Sole, diplomaticamente, inviò al re arabo, in risposta alla richiesta matrimoniale, un prezioso dono. Due pendole. Queste, muovendosi in perfetta sincronia a destra e a sinistra, stavano a simboleggiare il “no” della figlia. Dal canto suo il sovrano marocchino, fece recapitare in Francia una colonna di marmo pregiato che, a suo avviso, stava a significare che la principessa francese aveva la testa dura come il marmo.

Di fronte alla porta Bab Mansour, sul lato opposto della piazza El Hedim (detta piazza della demolizione e del rinnovo), si trovano i souk. Tipici mercati noti nel mondo africano e arabo. Un dedalo di stradine in cui, facilmente ci si può perdere, se non si segue la scia della massa di persone che vi si addentrano.

Qui, la possibilità di fare acquisti è strettamente collegata alla pazienza e al tempo a disposizione, in quanto le trattative commerciali sono d’obbligo e possono durare delle ore.

Il sogno di eccellenza urbanistica di Moulay Ismail, rivolto alla sua Meknès fu, almeno in parte, realizzato. Oggi, però molte costruzioni, non hanno retto al trascorrere del tempo e ad un vecchio uragano che ha piegato il capo ad ogni edificio in tabia, un misto di terra e calce tipico dell’edilizia di allora.

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LIBRI

Marrakech dietro le antiche porte

"Titolo: Marrakech dietro le antiche porte - viaggio curioso nella città dei riad" di Barbara Bertuzzi - Polaris,

La polvere di diamante

"La polvere di diamante" di Ibn Hamdis - Salerno Editrice, 1994



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