“Vivere è come scolpire, occorre togliere, tirare via il di più, per vedere dentro”.
Un parallelo quello dell’alpinista friulano Mauro Corona tra la sua vita nei boschi del Vajont e la sua arte dell’intagliare il legno.
L’esigenza di scrivere per combattere l’oblio e di vivere una vita semplice sentendo l’odore del legno passeggiando nei boschi e trascorrendo parte del nostro tempo scalando vette oppure all’interno di calde osterie.
La sua passione per il legno l’ha ereditata dal nonno paterno esperto intagliatore e creatore di cucchiai e utensili domestici che venivano venduti al mercato tra la gente della sua valle.
Un volto segnato dai ricordi raccontati nei suoi libri divenuti best-seller e tradotti anche in cinese. Ricordi che risalgono ai silenzi lungo le stradine del suo piccolo paese Erto, dove i lunghi inverni venivano scanditi soltanto dall’atmosfera allegra delle feste natalizie e ai boschi che hanno condizionato il suo amore per la natura e le vette.
Lungo le pagine dei suoi libri si legge la natura friulana con le sue voci e il suo modo di far compagnia alla solitudine dell’uomo per mezzo dei suoi abitanti, come il cuculo che ad ogni primavera canta il suo ritorno alla vita; insieme a cani, camosci e corvi.
Un legame tra l’uomo e la natura non sempre fiabesco e semplice, anche fatto di incomprensioni ma non per questo privo di intensità, raccontato da Corona mischiando verità e leggende.
La tragedia del 9 ottobre 1963 che ha cancellato un intero paese è stata raccontata attraverso le parole di amici che si ritrovano in osteria.
Non mancano i racconti dei fantasmi di pietra e le storie del bosco antico dove un dio ascolta le lamentele degli animali più deboli ed esaudisce i loro piccoli desideri, come far scontrare un’ aquila con una roccia facendo così curvare il becco.




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