Circondata da belle vigne, nella provincia di Treviso, in un’area verdeggiante che conserva gelosamente il suo aspetto rurale dallo scenario campestre e rilassante, fa capolino la Villa tra la ville di Andrea Palladio, architetto del cinquecento che lascia la sua firma su molti edifici storici del Veneto.
Villa Barbaro, definita anche Villa Maser, nasce intorno al 1560, per volontà di due fratelli facoltosi trasformando il palazzo medievale, di proprietà della loro famiglia, in una suggestiva abitazione di campagna. A Maser, appunto. Piccolo paese nei pressi di Asolo.
Oggi, patrimonio Unesco, Villa Maser si presenta ottimamente conservata. E’parte della scenografia collinare esaltandola con le sue forme armoniose e il magistrale incastro nell’ambiente circostante.
Si nota subito arrivando dalla strada. Offre il benvenuto dalla cima di un piccolo colle e la prospettiva è unica. Si apre, dinanzi allo sguardo del viaggiatore, un ampio giardino che, dapprima si sviluppa in lungo quasi come una passerella d’autore, dopodiché si amplia mostrando la casa, la facciata anteriore. Adorna di sculture, sia ai lati della scalinate, sia nelle nicchie che abbelliscono le sue colonne a sostegno dei portici.
E scendono lungo questi, grappoli di glicine violacei che abbracciano le pareti della Villa come a volerla proteggere dal tempo, come a volersi fregiare, essi stessi, di tanta bellezza secolare. Circolari e grandi le meridiane che, imperiose, si mostrano su due facciate della casa, lateralmente alla pianta centrale.
Gli interni sono strabilianti. Si passa da una sala all’altra, con tanto di enormi ciabatte a copertura delle scarpe per proteggere i pavimenti, meravigliandosi dei colori degli affreschi, della loro grandiosità, ma anche degli arredi. E, in un attimo, sbirciando dalla finestra del corridoio, si scopre il panorama della collina veneta.
Una vista che addolcisce il cuore e regala la sensazione di trovarsi nella vecchia casa di famiglia. Quando la famiglia, secondo usanze che, forse oggi paiono ancestrali, inizia dal nonno e arriva al bis nipote. Generazione dopo generazione.
Alle spalle della Villa, fatti pochi passi, sorge il museo delle carrozze e un piccolo tempio palladiano a mo’ di chiesetta del villaggio. Il museo, anche questo dall’aspetto semplice, piacevolmente campagnolo, accoglie il visitatore in maniera amichevole, come un ritorno a casa.
Nella zona al piano terra si trovano, in bella mostra, numerose carrozze, piccole e grandi, di varie epoche e provenienza. Persino, un carretto siciliano. Il piano superiore accoglie alcuni esemplari molto particolari e di ridotte dimensioni.
Su questi colli Palladio realizza uno dei suoi capolavori accompagnandolo negli anni fino a noi perché si premi l’arte nella sua accezione migliore, ovvero quando sposa la natura e diventa un unico immutabile e inseparabile dalla terra.





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