Ci sono luoghi che nonostante tutto rimangono nel cuore.
Riavvolgi il filmato della tua infanzia e vedi le tue piccole, slacciate scarpe correre in compagnia del riflesso che il variopinto cappotto lascia impresso nell’acqua.
Non importa che tra un tronco e un’alga c’è posteggiato un motorino o tra una papera e una gallinella d’acqua s’intraveda un sanitario avvolto da un copertone.
Non importa, quel luogo è dentro di te come un sogno.
Si chiama Martesana, semplice naviglio per i profani.
Unica striscia verde che la zona intorno alla Stazione Centrale possa permettersi.
Un canale artificiale largo dai nove ai diciotto metri, profondo fino a tre e srotolato per una lunghezza complessiva di trentotto chilometri.
Il nome glielo diede un contado toccato dal suo tracciato e che rimase poi impresso nella nomenclatura geografica.
“Si costruì un canale dal castel di Trezzo alla città, e denominossi della Martesana, contado che traversa”, scrive lo storico Cesare Cantù nel Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto, edito nel 1885.
Il resto scorre sul viso dei milanesi che ad ogni passo sembrano benedirla con il fremito delle proprie narici.
Nonostante il lieve odore chimico sembra un regalo per la grigia Milano.
E pensare che queste acque un tempo accoglievano gruppi festanti di ragazzi che amavano nuotare avvolti dalla dolce corrente.
Tra questi anche mio nonno che, con un sorriso, ricordava come, aggrappati alle chiatte di servizio, si facesse trasportane di nascosto.
Ma qui la storia scorre ancora più nel profondo.
In questi luoghi, oggi in bilico tra l’oblio e la difficile attività di recupero, sono passati personaggi del calibro dell’arciduchessa Maria Anna d’Asburgo, la duchessa Elisabetta Cristina, ma anche i più recenti Manzoni, Beccaria, Parini.
E come non citare, tornando indietro nel tempo, il tocco di Leonardo che copre praticamente ogni opera di progettazione idrica milanese?
Come spesso capita in una città caotica la sorpresa è dietro l’angolo.
Nonostante il cielo plumbeo, nonostante l’inquinamento e il grigio che soffoca la natura, le stagioni procedono ininterrottamente servendo all’occhio attento uno spettacolo suggestivo.
Le anatre che fanno ritorno verso la calda Africa sul far dell’autunno.
I loro piccoli che in ordinata fila pigolano sulla superficie dell’acqua primaverile.
Emozioni tutte meneghine. La vita che scorre nelle vene della città.




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