Pochi gesti e poco tempo. Un rettangolo d’asfalto. Una sola notte. Tutti hanno un nome, una nazionalità. Spesso non lo dicono. Sono solo “madonnari”. Li trovi di fronte ai grandi santuari, nelle piazze di paese, alle feste popolari col sacchetto di gessetti colorati.
Sui sagrati delle chiese, nei portici di monasteri, ovunque sia possibile infiammare la fantasia popolare con pagine d’arte pronte a volar via al primo soffio di vento portando con se pace, promesse che diventano voti. Sorrisi di curiosi e preghiere di fedeli.
Niente tavole o tele, pennelli o tavolozze, strumenti per incidere legno o marmo, solo barrette di gesso colorato, una lanterna, un seggiolino pieghevole. Solo le mani, la creatività. E nella mente un dipinto da realizzare sulla strada.
Una sola notte, lunga. Centinaia di lucciole che illuminano bozze di volti di Santi e Madonne conosciute, famose. Di quelle che riposano nei musei del mondo o sugli altari delle cattedrali. Opere di grandi artisti del passato, Caravaggio, Raffaello, Filippo Lippi.
Murillo e Perugino. I pittori da strada d’oggi sfidando una certa ignoranza della gente copiando anche Bouguereau o pittori del Rinascimento e del Barocco. Numerose anche opere proprie, combinazioni originali, talvolta irriverenti ma d’altissima qualità.
Icone su tavole d’asfalto, abbozzi di corone, occhi, veli, ali di farfalla strofinati, accarezzati per equilibrare le polveri colorate. Chini, sdraiati sui lavori, sottoposti a tutte le intemperie, macchiati dei loro stessi gessi e di sudore.
Creano opere d’arte, un fiume di dipinti e passione destinati a durare uno o due giorni. Falene della notte. Mantelli azzurri, polvere d’argento delle aureole dei Santi. Riccioli biondi di paffuti angeli, rosso sangue d’un Cristo in croce.
Mani sporche di polvere rosa e ocra, ancora calde e umide dalla fatica. Mani libere d’agire nel raccontare storie d’altri tempi. Mani agili e colte per catturare uno sguardo. Mani che disegnano la terra un’ultima volta, poi ripiegano il fagotto in attesa del giorno.
Già i colori freschi e pastosi dei gessetti e le sapienti velature hanno dato vita ad un viso dall’incarnato delicato, all’abito porpora e oro della Madonna della Seggiola, a schizzi d’ali bianche d’una colomba, a sciabole di nubi.
Arte e devozione popolare. I Madonnari, nomadi artisti da strada con l’anima più leggera di una nuvola, portano di paese in paese tutti quei sogni, racconti, pene e dolori che i grandi pittori andavano donando ai potenti Signori del Quattrocento.
Per molti , il madonnaro è un sognatore hippie, accovacciato per terra a inventarsi una prospettiva possibile da guardare dall’alto. Ma la sua opera, una copia che arriva dai secoli, rinchiusa da qualche parte dietro un vetro, per sempre, se ne andrà senza lasciar traccia.
Colori lavati da un temporale, dalle gomme delle auto, dal calpestio della gente. Dalla fine d’una ricorrenza o di un concorso. E la strada riprende l’arido contorno di sempre. Laddove splendevano colori e forme ispirate ai geni del passato, resta un manto grigio.
Trasformano la strada in gallerie d’arte. Il grigio delle pietre e il nero dell’asfalto in una tavolozza multicolore. Nella magica atmosfera d’una notte conquistano il palco d’onore ai pittori d’atelier e gallerie, consci che l’effimero svanirà con un respiro.
Già incombe l’autunno. Piove e si alza il vento, eppure li trovi ancora in strada pronti per un’altra piazza. Verso un’altra fiera, verso un luogo dove poter toccare intime corde della fantasia di gente semplice con immagini grandi e colorate.
Spariscono all’improvviso i Madonnari, come la loro arte e i loro gessetti che sembrano riprendere un viaggio infinito lasciando un sentore di nostalgia. Se ne vanno col suono della banda e dell’ultimo carretto nell’angolo di un’altra alba.





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Adesso lo confesso, MARTA FORZAN! Ogni volta che ti leggo, io viaggio nel tuo viaggio! Bravissima……
ho viaggiato ancora un attimo….
Grazie, è veramente un piacere portarvi con me…
marta
Grazie per aver spiegato l’antica Arte dei Madonnari.
Madoner
http://www.madonnari.mn.it
Grande Marta è proprio così.
Andiamo via con la banda ad ogni fine festa noi Madonnari Praticanti Girovaghi.
Lasciando come traccia un disegno e una poesia negli occhi.
Grazie Marta della descrizione
Martino Madonnaro
Grazie a te Martino. Io racconto solo la vostra poesia.
marta