Mozambico, Africa orientale. Stato confinante a nord con la Tanzania, il Malawi e lo Zambia, a est con il Canale di Mozambico, a sud con il Sudafrica e a ovest con lo Zimbabwe e lo Swaziland. Qui, in una zona lontana da tutto, vivono i macua.
A Maúa, nella regione del Niassa, a nord del Mozambico, a metà tra il lago Malawi e l’Oceano Indiano, ci sono sei milioni di macua. Un pacifico popolo bantu di lingua Xirima, variante della lingua Macua, di cui si conosce ben poco.
In Mozambico sono presenti dieci grandi gruppi etnici, quasi tutti bantu. La popolazione complessiva supera le diciottomila anime, alcune delle quali vivono nelle campagne, in piccoli villaggi di capanne circondate da recinti per il bestiame e da campi agricoli.
Tradizionalmente, i macua prevedono la sola diffusione orale delle proprie conoscenze, ma da alcuni anni, grazie all’ausilio dei missionari della Consolata, stanno letteralmente inventando una versione scritta Xirima per lasciare ai posteri un patrimonio culturale non indifferente, fatto di riti, di usanze, di storie ancestrali. La lingua ufficiale resta il portoghese.
Il Mozambico si è reso indipendente dal Portogallo nel 1975, dopo un decennio di guerriglia che ha isolato il Paese dall’esterno preservando, indirettamente, le usanze dei macua che basano la propria esistenza ed economia sull’avvicendarsi delle stagioni. Sono, infatti, agricoltori, e solo all’occorrenza cacciatori.
Il tempo, qui è scandito dalla semina e dalla raccolta. Gli antichi costumi si permeano sulla credenza che la donna sia il centro del tutto. Ogni cosa è vista al femminile. Tutto viene generato dalla donna e ad essa torna.
E’colei che crea, e nella cultura macua, vuol dire essenzialmente seminare il passato nel presente per il futuro. La donna è lo statuto stesso della vita sociale. E’ matriarca ed è lei che delega parte dei propri poteri al Mwene, il re del villaggio.
Le ragazze, sin dalla tenera età, trascorrono il proprio tempo con le anziane del gruppo, le nonne, da cui apprendono in che modo gestire la propria vita. L’iniziazione femminile è costante e mira alla formazione della famiglia, alla procreazione.
Per i ragazzi, invece si tratta del passaggio dalla fanciullezza all’età delle responsabilità, ovvero la fecondazione, il procacciamento del cibo, del vestiario e la sepoltura dei morti. Rito, quest’ultimo molto importante.
I macua ritengono che ogni cosa, ogni persona, sia generata dal ventre di una montagna chiamata Namuli. Il centro dell’universo. E alla fine del ciclo vitale, tutto torna al monte, visto come il seno materno di Dio. La divinità, il Muluku, con cui si relazionano attraverso gli antenati celebrando banchetti, è concepita al femminile.
La donna macua è, quindi, sovrana perché fonte di vita.





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Complimenti per l’articolo molto interessante!
Anche in Eritrea, nel bassopiano occidentale esiste un popolo con usanze matriarcali, i Cunama, diversi dagli etiopici perchè appartengono al gruppo nilotico: chi ha l’avversione per l’infibulazione non deve andare li: l’infibulazione delle donne Cunama non è imposta dagli uomini nma è condivisa da tutto il gruppo; in età adulta, quando soni sposate, possono andare con chiunque bussi alla loro porta: se il marito tornando a casa vede un bastone sulla porta, che un tempo era una lancia, deve aspettare tranquillo che l’estraneo esca: viene fatta quindi una finta baruffa, e l’estraneo la risolve col dono di un capretto. Tutte queste usanze, come la circoncisione dei maschi, sono protette dal Codice Consuetudinario, istituita al tempo del colonialismo, e nessuno può andare a metterci il naso. saluti V.V.
Grazie mille. Apprezziamo molto questo genere di commenti e informazioni. Non solo perchè fanno da corredo agli articoli, ma perchè ci forniscono il modo di conoscere più e altre cose. ll tuo apporto è davvero interessante.
Le informazioni che leggo qui fanno parte degli Studi Matriarcali moderni, iniziati in ambiti femministi trent’anni fa e presentati al pubblico in tre o quattro grandi convegni internazionali, chiaramente quasi niente riportato dalla stampa come per la maggior parte delle notizie veramente utili. Questi studi sono ovviamente multidisciplinari e tesi a scalfire l’assunto che il potere è sempre stato degli uomini oppure che se c’è stato un potere femminile, è successo quando eravamo dei trogloditi: trogloditi sembra invece che lo stiamo diventando, e con una bella dose di violenza verso simili, animali e natura. Il fatto che chi viaggia riporti (se riesce a vederle) queste cose ci dice chiaramente che gli etnologi vedono e soprattutto raccontano quello che vogliono, e il fatto che i missionari della Consolata siano già là vuol dire che fra qualche decina di anni, le loro tradizioni saranno scritte e disponibili a noi dell’occidente ma che la loro cultura non esisterà più.
Così come per l’infibulazione, è molto probabile che le donne cunama abbiano dovuto aspettare che arrivasse prima la civiltà araba e poi la nostra.
Luisa Vicinelli Bologna
http://www.women.it/armonie/studi_matriarcali.htm
Ciao Luisa, grazie per il tuo commento. Condivisibile e interessante. Hai ragione – anche se spero non tanto – sul fatto che la “civilizazione” di certi popoli per mano occidentale potrebbe portare alla difusione, scritta, della loro cultura ma anche alla perdita di tradizioni ancestrali.