Il presidente Uribe, comunque, una grande vittoria l’ha ottenuta: ufficialmente non esistono più i paramilitari. Ma se andiamo a leggere i rapporti di Amnesty International ciò non ha comportato una diminuzione della violenza.
Pare infatti che i paramilitari ufficialmente “smantellati” si siano riciclati in enti legali di sorveglianza.
E cos’altro ci si poteva aspettare se un paese non ha le risorse nè finanziarie, nè umane, per implementare dei progetti di reinserimento di questi ex combattenti? Una persona che ha passato la sua vita al servizio della violenza come può cambiare da sola, dal giorno alla notte, ammesso che lo voglia?
Vorrei poi ricordare che gli arruolamenti non sono sempre volontari. In Colombia puoi nascere in una zona controllata da parmilitari come da guerriglieri, e da ciò dipenderà il tuo destino. Le FARC sono state più volte condannate da organizzazioni internazionali per il reclutamento forzato di minori.
Se hai la sfortuna di nascere povero, in guerra, con la variabile di una famiglia che non può prendersi cura di te, cosa ti resta da fare? Che alternative hai senza istruzione, niente?
Colombia llora, pero no se rinde, la Colombia piange, ma non si arrende.
Sapete, ci sono delle comunità di pace, come quella di San José de Apartadó. Degli sfollati che stanchi di farsi scacciare da un territorio all’altro, da questa o quell’altra fazione, hanno deciso di occupare una terra, l’hanno recintata, e si sono dichiarati zona neutra, al di fuori del conflitto.
Peccato che non funzioni così, in un paese dove tutto è bianco o nero. Presi di mira dalla guerriglia perchè non li appoggiano, ma anche dai paramilitari che li percepiscono come “rossi”.
E l’esercito cosa fa? Dovrebbe stare dalla parte dei cittadini. Purtroppo non funziona così. L’esercito sta dalla parte dei paramilitari, anzi precisiamo.
Finchè ci sono stati i paramilitari loro si occupavano di svolgere il lavoro sporco che l’esercito non voleva svolgere. C’era un rapido passaggio di consegne e come per magia i soldati ufficiali sparivano giusto un attimo prima che sopraggiungessero i paramilitari a compiere qualche atrocità.
Ci sono numerosi casi provati e documentati alla Corte Interamericana per i Diritti Umani al riguardo. E la Colombia è stata giudicata colpevole non per azione ma per omissione.
Torniamo all’attualità: siamo al 2007, anno dello scandalo della parapolitica, ossia di tutte le infiltrazioni mafiose tra politici e paramilitari. Sono state rinvenute fosse comuni con vittime di paramilitari, una delle quali nei territori colindanti a una delle residenze del presidente Uribe.
Questo 2008 che è appena iniziato, invece, ha già portato la notizia della liberazione di due sequestrate, una delle quali assistente di Ingrid Betancourt. Candidata alla presidenza nel 2001, rivale dell’attuale presidente, fu sequestrata dalle FARC mentre andava a tenere un comizio elettorale in una zona pericolosa.
Pastrana, all’epoca presidente, ha affermato di averla avvisata che era pericoloso per lei recarsi in quel luogo. Si è limitato ad avvisarla: non è stata seguita da una scorta adeguata. Donna testarda, molti colombiani pensano che se la sia cercata. E sono stufi di sentir parlare solo di lei, come se fosse l’unica vittima.
Al di là del caso specifico, sapete come sceglievano i sequestrati? Si effettuava la pesca milagrosa, la pesca miracolosa. Fermavano macchine e autobus sulle strade, tiravano fuori le persone, vedevano se c’era qualcuno di interessante. E via.
In effetti un aspetto positivo che mi sento di sottolineare, a favore di Uribe è proprio il seguente: avendo introdotto più controlli sulle strade, ormai spessissimo sorvegliate dall’esercito, adesso ci si può spostare con più tranquillità.
E siamo alla fine, con questo 2008 appena iniziato. Con il Capodanno ci si augura sempre la pace e tante belle cose. Speriamo la situazione migliori, al di là delle polemiche del presidente venezuelano e degli attacchi infantili tra lui e Uribe.
Che sia un anno con meno violenza, dove i paramilitari (coperti e non) smettano di operare impuni; un anno in cui le FARC non vengano più giustificate ed idealizzate in Europa, perché non rappresentano nessuna ideologia.
Ricordandosi che nessuna ideologia giustifica tanto dolore.





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