Stella rossa, falce e martello al bando. Come la svastica.
La decisione è stata presa dal parlamento lituano: i simboli del totalitarismo comunista e quello nazista pari sono. E vanno entrambi condannati.
La Lituania, che ha vissuto sulla pelle del proprio popolo i crimini dei due regimi, ha guardato il suo passato triste e violento e non ha avuto dubbi. Quelli stessi che attraversano mezza Europa. A cominciare dall’Italia.
La storia del piccolo paese baltico è un susseguirsi di annessioni forzate e invasioni brutali. Nazisti e comunisti se la palleggiarono come una palla di stracci vecchi, sino a quando diventò parte integrante del territorio della ex Urss.
L’occupazione tedesca dal 1941 al 1944 portò alla deportazione e allo sterminio di duecento mila ebrei lituani. La controffensiva russa, salutata come la fine di tutte le violenze e della libertà ritrovata, non fu altro che una nuova occupazione più lunga e più brutale.
La classe dirigente fu estromessa dalla macchina statale, perseguitata e bellamente sostituita con nuovi funzionari del partito unico e indivisibile.
Chi si ribellò venne sbattuto in carcere, condannato senza processo e condotto con tutte le comodità del luogo ameno in Siberia. Nei gulag. Per foraggiare l’Impero e tutti i partiti, anche occidentali, che si richiamavano ai suoi ideali.
Il silenzio di una vana speranza calò dietro la cortina di ferro, anch’esso forzatamente collettivizzato, burocratizzato e centralizzato. Tutti uguali, tutti a pensare un pensiero unico nel nome del popolo.
Quegli anni lunghi e terribili terminarono solo l’11 marzo del 1991 con la proclamazione dell’indipendenza agognata. Indipendenza che i russi cercarono di reprimere nel sangue senza riuscirci.
Solamente dopo il colpo di Stato di Mosca nello stesso anno, la Lituania tornò libera. Gli ultimi soldati lasciarono il Paese nel 1993. Oggi il parlamento lituano ha chiuso quella pagina e per non dimenticare ha messo al bando i simboli rossi dell’abominio.
Solo Liudmila Alexeieva, responsabile moscovita del gruppo di Helsinki per i diritti umani, ha detto che questa decisione è “triste e offensiva”.
Neanche il sangue ha più memoria.




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giustissimo mettere al bando falce e martello,e questo si dovrebbe fare anche in Italia,visto che non si puo’ esporre croci celtiche e altri simboli del regime fascista.Quindi sono totalmente d’accordo con la decisione del governo lituano.
Gentile Christian,
grazie per il tuo commento.
Credo che tutti i simboli, rappresentanti totalitarismo e atrocità, dovrebbero essere messi al bando. Ma servirebbe?
La Lituania ha fatto tutto giusto. I simboli del totalitarismo di vietare. Stalin era un criminale. Il suo regime ha ucciso l’anno 1932-1933 nel mio paese (Ucraina) 7 milioni di persone. Ucciso spaventoso, rendendo l’Holodomor. Nella mia famiglia di 8 persone vivevano solo 2. Ed è terribile quando l’orientali e meridionali dell’Ucraina (vi abitano vengono dalla Russia), molti glorificare Stalin! Nel 2010 a Zaporizhzhia comunisti mettere un monumento a lui! E ‘cinico, e non dovrebbe essere consentito. Purtroppo, l’attuale governo di Ucraina (il dittatore Yanukovich) aiutano simili delinquenti. Non capiscono che cosa stanno facendo.