E’ una calda giornata primaverile. Sereno passeggio lungo in una delle mie zone preferite del Lido. Gioco con le nuvole. Inseguo farfalle, poi all’improvviso inciampo. Una bottiglia di una bibita abbandonata. Sarà il solito incivile, penso. E ricomincio. Non faccio due metri, e cado di nuovo. Questa volta atterro su una “pozza” di plastica. Ma che succede?
Lo scorso dicembre, Venezia venne sommersa da una mareggiata record. La quarta più alta della sua storia. Il livello del mare si alzò di ben centocinquantanove centimetri. Calli e campielli sott’acqua, ma non solo loro. Anche le isole hanno avuto i loro grattacapi, come il Lido, con il suo piazzale di S. Maria Elisabetta e il Gran Viale, andati sotto di cinquanta centimetri.
Da allora sono passati più di quattro mesi. Era l’1 dicembre 2008. Se nei punti nevralgici delle isole è stato sistemato tutto e si è fatto le conte dei danni, ci sono altre zone meno fortunate. E’ il caso dei Murazzi del Lido di Venezia. Una zona fronte mare Adriatico, meta d’estate per moltissimi bagnanti, di passeggiate e grigliate al chiaro di luna.
Allo stato dei fatti per com’è la situazione, difficile pensare un simile scenario anche nel 2009. L’alta marea infatti, superando la diga di scogli, ha scaraventato sul terreno una miriade di rifiuti, plastica in che, da novelli Hansel e Gretel, non hanno saputo trovare la strada del ritorno. Così, da allora, giacciono abbandonati, sul manto di conchiglie.
Ecco dunque come si presenta una delle aree più amate dai lidensi, e non solo. Fra piante, rami, fiorellini, giace indisturbata una vera ondata di inquinamento: bottiglie, bidoni, bicchieri, fusti di detersivo, etc. Un allarme questo che non interessa solo il Lido di Venezia, anzi. E’ stata proprio l’associazione Greenpeace a lanciare l’allarme sullo stato di salute dei nostri mari, facendo anche presente il tempo necessario alla plastica per degradarsi: circa quattrocentocinquanta anni, solo per una busta del supermercato.
Se alcuni, lavandosene le mani, puntano il dito sulle mareggiate impreviste, il problema passa sempre sull’indifferenza dell’uomo che usa a piacimento mari e fiumi come discarica personale, ignorando le fatali conseguenze che può avere per l’habitat marino, e di riflesso anche per quello umano.
Ad ogni modo, dopo mesi di agonia, qualcuno ha risposto al lamento silenzioso dei Murazzi, protagonisti loro malgrado di uno scempio che non ha eguali nella loro storia. Domani e domenica (e il prossimo week-end, 26 -26 aprile), l’Associazione di Volontariato Restauro e Conservazione Onlus ha lanciato un programma di raccolta dei rifiuti, facendo appello a tutti i cittadini per contribuire.





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[...] di Luca Ferrari [...]