“Ehi tu” dice una voce, “dove corri così di fretta?”. Mi volto, ma non vedo nessuno. “Dico a te. Quassù, alla tua destra”. Mi giro e alzo gli occhi, ma non vedo altro che un hotel. Penso a un’allucinazione. Magari gli effetti di qualche allergia primaverile. Poi sento un rumore metallico, come di spada. Guardo verso una figura sulla facciata dell’edificio, e mi sento dire “Oh, finalmente ci siamo”.
Ma che succede? Sono al Lido di Venezia. L’isola della Mostra del Cinema, ma non solo a quanto pare. Dinnanzi a me ho il Grande Albergo Ausonia & Hungaria, la cui facciata (di recente restaurata) in maioliche policrome stile liberty, è l’emblema di questo linguaggio artistico che caratterizza l’architettura dell’isola.
Per valorizzare infatti questo immenso patrimonio, nei mesi scorsi la Municipalità dell’isola ha realizzato un archivio informatico denominato “I beni architettonici del Lido, dal Liberty agli anni ’50” dove è possibile compiere un vero e proprio viaggio virtuale in oltre duecentocinquanta immobili, con immagini e schede dettagliate.
“Sapessi che noia sempre qua in alto” m’incalza subito la dama appena conosciuta “a non parlare con nessuno. Più che un leone, quello lì vicino a me, sembra un orso. Mai una parola gentile, e l’altra ragazza, detto fra noi, è un po’ acida. Io sono più solare, mi piace la vita e ho voglia di raccontarti tante cose”. Ma dici davvero, replico ancora esterrefatto? “Certo” replica lei, “siediti un attimo e facciamo conoscenza”.
Inizia la storia. “Devi sapere che fino a qualche tempo fa, io e miei colleghi non è che ce la passassimo troppo bene. Arrivato il nuovo proprietario, il sig. Teodoro Russo, sono cambiate le cose. Neanche fossimo star di Hollywood, ci hanno trattato come regine. Un restyling totale. Ma che solletico ogni tanto, con quei restauratori e le loro spatole.
Senti un po’ qua. Il recupero e il risanamento di settemila piastrelle (un tempo a rischio degrado) è stato reso possibile grazie al lavoro certosino del Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università di Padova, oltre che a precisi studi d’archivio per il ripristino di noi figure originali. Non hai idea dei miei piccoli amici putti” continuava, “alcuni di loro non avevano più viso, né boccoli. Un vero scempio”.
E per celebrare questo sontuoso lavoro, è stato realizzato il libro “Se i muri potessero parlare”, edito dalla casa editrice, “I libri di Damoli” di Verona (65 €), e redatto in triplice lingua: italiano, inglese e ungherese. Un viaggio nel tempo, la storia del Lido e dell’albergo, e che inizia fin dalla copertina, dove una luce soffusa e una figura femminile al centro dell’entrata, ti invitano ad entrare”.
Conteso fra realtà e fantasia, le chiedo da quanto sia lassù? “Più di cent’anni, daro mio” replica subito, “e li porto bene, no? E sai quante ne ho viste. Pensa che si vocifera che in questo edificio ci sia perfino un fantasma benevolo. Per chi lo vede, il periodo successivo è molto fortunato. Magari succede anche a te.
Un albergo poi, che è stato anche set cinematografico. Nel 2001 infatti, l’edificio divenne l’anfiteatro per girare le riprese di Hotel, di Mike Figgis, “Quello che diresse Nicolas Cage in Via da Las Vegas, con cui l’attore vinse il premio Oscar. Beh, in questo film” continuava con le gote sempre più rosse per l’entusiasmo, “c’erano John Malkovich, Salma Hayek, Burt Reynolds e Valeria Golino”.
Mi cade l’occhio sull’orologio. Neanche un attimo e sento subito la sua voce, “Uhm, te ne devi già andare? Vabbeh, non ti trattengo. Racconta di me però, e torna a trovarmi, mi raccomando”. Annuisco. “Bravo. Da parte mia ti prometto che ogni volta che lo farai, avrò un nuovo aneddoto sulla mia vita al Grande Albergo Hausonia e Hungaria”.





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leggo con infinito piacere queste suggestive conversazioni della facciata, come progettista e il direttore tecnico del restauro eseguito.
salve, grazie per il commento. Felice che il testo sia stato di suo gradimento…cordiali saluti