Senza nome, acrilico su tela, di Farouk Hosny © Luca Ferrari
Senza titolo. Acrilico senza nome. Tutte. Pennellate di colore che invadono la sala. Sono il primo ad arrivare. Mi faccio ipnotizzare. Mi trasporto sulla tavolozza. Totale libertà concessa allo spettatore. Annego dentro la barca per poi risalire inondato dal meraviglioso sapore dell’amicizia. [STOP]
Venezia insiste nella sua attività di porta d’Oriente. E questa volta, si lega stretta all’Egitto. E lo fa con l’arte. Con un ritratto da capire. Un panorama da interpretare, dove perdersi e poi ritrovare una strada che porta dove solo noi abbiamo deciso voler camminare. Dove fare una sosta.
Presso la Venice Design Art Gallery vicino a Piazza San Marco dunque, Farouk Hosny, affermato artista nonché Ministro della Cultura Egiziana, si è presentato al pubblico italiano, sapendo parlare più che correttamente la nostra lingua, non proprio la più facile del mondo.
Fra i personaggi intervenuti, c’era Shamira, di cui abbiamo potuto fare conoscenza della sua delicata e armonica arte di calligrafia islamica in occasione dell’evento internazionale Arabian dream, e che in un futuro non troppo lontano, i suoi toccanti dipinto, planeranno sopra orizzonti sempre più ambiti e lontani.
Era present anche Renato Jeshar Minozzi, pittore, scrittore e compositore, ricercatore nel campo del paranormale e studioso di religioni. Fra le sue tecniche più particolari, l’incisione e lo sbalzo di rame, con la quale ha ritratto personaggi del calibro di Roberto Benigni (attore premio Oscar), le rock-star Vasco Rossi, Ligabue e altri.
Come un naufrago dalla parlantina impazzita, mi faccio sballottare dall’immaginazione attirata dai dipinti, come il buon Ulisse dall’irresistibile canto delle sirene. In assenza di cera per le orecchie, lascio precipitare i mie pensieri nello sfondo blu scuro. I visitatori mi passano a fianco e davanti, ma ormai ho lasciato gli ormeggi.
Inizio a correre su una scogliera. È minacciosa. Due anime bianche paiono venirmi in soccorso. Poco dopo sono in un volo all’indietro e sono nell’oceano, protetto da una tenda che indica una direzione. Mi sento protetto. Ditate da bagliori rosso semi-crepuscolari riscaldano l’atmosfera.
Faccio appena due passi, ed eccomi sbalzato verso il cielo dove il tempo pare avere un tetto, e i contorni delle nostre emozioni paiono in procinto di rompere in pulviscolo dal cromatismo tutto da costruire.
Mi guardo alle spalle. È grande. 120×120. Sempre acrilico su tela. Rosso scuro in basso a destra. Nero al centro. Verde a sinistra. Scorgo un sentiero imparentato col puzzle di qualche astro di passaggio. Riprendo fiato. Mi ritrovo a dialogare con le scie d’ogni essere umano degno delle sue aspirazioni più alate.
Tutte le foto dell’inaugurazione della mostra di Farouk Hosny di Luca Ferrari nella photogallery

Viaggio nelle località di Ras Shitan e Abu Gallum, ancora incontaminate dalla sete di profitto dell’uomo. Raggiungibili con la macchina o con i cammelli guidati dai beduini.

Oltre trenta chilometri a remi. Migliaia di vogatori. Oltre 1500 imbarcazioni. Dal Bacino di S.Marco, lungo la Laguna Nord, fino all’arrivo di fronte alla Basilica della Salute. Dal 1974, contro il moto ondoso.

Un cimitero non è solo il posto dove dormono i defunti. La morte non è solo un evento, ma un processo. Nel cimitero c’è la rappresentazione di un pensiero, di una civiltà.