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Le Stazioni Centrali di Milano - foto : Milano, la Stazione centrale © Marita Cosma
Milano, la Stazione centrale © Marita Cosma

Le Stazioni Centrali di Milano

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Un cantiere tinteggiato di blu. Pendolari che schivano quell’impiccio come le formiche scansano il grosso sasso sulla propria decisa traiettoria. Storia di una stazione di ferro e vetro sopra e del suo ventre appena rifatto, in bilico tra luci abbaglianti, vetro lucido, pannelli e scale mobili avveniristiche.

Un mondo che avevamo già raccontato e che racchiude in sé la storia di mille anime più o meno fortunate, come quella del povero ammaestratore di leoni che, abbandonato tutto, trascinava le sue cicatrici nei labirintici sotterranei.

Angeli, perché la stazione, tra molti dannati, ne conta: lo presero di forza, riuscirono a curare le sue gambe che si stavano riempiendo di vermi, lo curarono anche nell’animo, finché un giorno sparì. Come se questa antica Signora aggiungesse il mistero a ogni esistenza. Leviamoci il cappello allora e rendiamo omaggio alla sua storia.

Pochi sanno, infatti, che la Centrale non fu originariamente dove oggi noi tutti sappiamo. Quella che odiernamente ci si para davanti è solo la sorella di una primogenita cresciuta nella zona dei Bastioni, non lontano dal famoso Lazzaretto di Milano.

Era il 12 settembre 1857 quando fu posta la prima pietra, inizio di un lungo percorso edilizio che riuscì a coprire il passaggio della città dalla dominazione austriaca all’annessione con il Regno d’Italia.

Una struttura ferroviaria dai numeri impressionanti per l’epoca: un corpo centrale a forma rettangolare di 242 metri per 78, un tetto a padiglione in ardesia dotato di terrazza, un atrio da 731 metri quadrati e 24 metri d’altezza e la tettoia più grande d’Italia con i suoi 233 metri di lunghezza, 40 di larghezza e un’estensione complessiva di più di novemila metri quadrati.

Numeri che consacrano un mito, un passo avanti netto sulla strada che Milano intraprese verso lo sviluppo del trasporto pubblico. Prima nelle strade risuonavano le ruote legnose dell’Omnibus, vetture verdi da otto posti trainate da cavalli, ma poi fu il momento di lanciare la rotaia e il più moderno tramway, o tramvai, come il milanese sapeva chiamarlo.

Un passaggio che chiuse un periodo, un dolore nel petto ben espresso nel 1881 dalle parole dello scrittore Emilio De Marchi: “L’Omnibus è democratico: riunisce e assorella le diverse classi sociali, mentre il tram, nel suo pigia pigia, nella sua fretta mi ha qualche cosa di torbido, di americano, che non mi piace. In Omnibus si è come una famiglia e per poco che la strada sia lunga si stringono amicizie, si mangiano delle castagne, ed è un peccato, un vero e proprio peccato che abbia a scomparire anche lui”.

Un passaggio necessario che investì anche la stessa prima Stazione Centrale che dopo solo sessantenni di vita fu demolita in favore di un progetto più ambizioso, duttile e comodo. Il primo giorno di luglio del 1931 l’opera magna dell’architetto Ulisse Stacchini era completata e veniva donata alla Milano che ne avrebbe fatto la sua vera e unica Centrale.

Una doppia identità e un ritrovato amore. La città e la sua stazione. Una passione lunga tre secoli.

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LIBRI

Tangenziali, due viandanti ai bordi della città

"Tangenziali - due viandanti ai bordi della città" di Gianni Biondillo, Michele Monina - Guanda, 2010

Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Milano

"Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Milano" di Silvia Coppini Spini, Ambrogio Strada - Newton Compton, 2000



3 commenti a “Le Stazioni Centrali di Milano”

  • stefano aicardi alle ore 1:06 pm scrive:

    Il restauro della stazione centrale è decisamente interessante per la combinazione tra gli ammordenamenti e il kitsch della struttura originaria…

  • Desirèe alle ore 2:17 pm scrive:

    con le stazioni ferroviarie, Centrale e Termini in particolar modo, ho avuto in passato un rapporto di amore odio…le vedevo luminose, belle e piene di vita quando partivi dalla prima e arrivavi alla seconda…e diventavano tetre, tristi e buie quando ritornavo…sono gli stati d’animo a rendere questi non luoghi per definizione dei luoghi concreti, almeno per me…

  • Francesco alle ore 5:02 pm scrive:

    Amore e odio: pensa tu che abito a 500 metri da lei e che nella mia famiglia nessuno ha mai avuto la patente.

    Quindi la Centrale ha avuto per me un senso tutto particolare.

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