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Le preghiere degli sherpa - foto : Pensieri nepalesi © ilkerender
Pensieri nepalesi © ilkerender

Le preghiere degli sherpa

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Il vento sussurra le preghiere degli sherpa per Edmund Hillary. Le folate scuotono le fiamme delle lampade a burro, escono dai tempi e dalle case e avvolgono l’Everest.

Da quando il primo scalatore che lo ha raggiunto è morto, il Tetto del Mondo è più solo. Solo come chi prega e spera che “ritorni”.

Sono uomini, donne e bambini nepalesi inginocchiati davanti ad altari o a statue di Bhudda che recitano mantra da ore perché Hillary si reincarni e possa aiutarli ancora.

Negli anni, l’alpinista neozelandese si era prodigato per costruire piste di atterraggio, ospedali, scuole per i piccini.

Era stato la loro voce in Occidente: dall’alto della sua fama aveva gridato per il popolo delle montagne, per i suoi diritti, per il suo rispetto. Per questo fu nominato cittadino onorario dello Stato del Nepal.

Quando attaccò le nevi eterne della cima fu accompagnato e guidato da uno di questi intrepidi uomini: Tenzing Norgay. Insieme avevano sfidato l’impossibile. Insieme lo avevano vinto.

Oggi i suoi amici nepalesi non lo piangono, ma lo ringraziano. Fiduciosi nel volere del Bhudda e nel volere di Hillary perché torni.

Un legame profondo, oltre la morte. Per la Vita.

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