Possono le leggende legate alla tradizione di un popolo contadino suggerire risposte ai tanti problemi ecologici del nostro mondo?
Oltre a essere presenti nel cuore della gente che vive sulle catene montuose himalayane, occupano un ruolo principale nella valorizzazione del patrimonio storico-naturalistico e di uno sviluppo sostenibile.
Quando l’allarme siccità bussa alla porta riecheggia il loro ethos, il costume e le tradizioni di chi ha sempre vissuto nella regione del Karakorum, il secondo posto al mondo maggiormente ricoperto dai ghiacciai dopo le calotte polari.
Soprattutto l’eco dei loro racconti e delle loro leggende tramandate di generazione in generazione. Siamo nel dodicesimo secolo quando, secondo la leggenda, le milizie di Gengis Khan per motivi di difesa fanno venire alla luce i “baby” ghiacciai al confine tra l’Afghanistan e il Pakistan.
Come nascono ma soprattutto dove, qual è il luogo ideale per concepire i cuccioli di ghiaccio? Lontano dalla luce del sole, in un vero e proprio rifugio, un nido di neve fresca con sopra aghi di pino e fieno. Occorrono due pezzi di ghiacciaio di sesso diverso, i maschi sono quelli di colore bianco mentre le femmine, destinate a diventare madri, sono più scure.
Dalla fusione del ghiacciaio maschio con il ghiacciaio femmina avrà origine il piccolo e nuovo ghiacciaio che aumenterà di volume ad ogni nevicata. Nella prima fase della sua vita crescerà lentamente fino all’arrivo dell’attività glaciale che lo farà diventare adulto molto più in fretta.
Così sono nati i ghiacciai di Udren, Roshgol, Ziwar, Ujnugol, e Shagol fino al 1895, l’anno in cui il Pakistan è stato colonizzato dagli inglesi e sono cessate le esigenze di difesa da parte degli abitanti delle montagne.
Ma la fusione dei ghiacciai adulti non ha avuto mai una fine permettendo così ai contadini di crearsi delle riserve idriche.




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