La tradizione si lega al mare. Il remo affonda nello spazio lagunare. Anche una semplice regata fra i soci di una remiera, fa salire l’adrenalina e lo fa diventare evento. Alcune di loro si lanciano messaggi (scherzosi) di sfida. Di sicuro trionfo. Giovani e più mature donne sono lì. Pronte e in posizione. A coppie. Sulla loro imbarcazione.
Sono le donne della “Remiera Canottieri Cannaregio” (storica società sportiva nata nell’estate del 1978). Loro sono già entrate nella storia di Venezia. All’ultima Regata Storica, sono state il primo equipaggio tutto al femminile a guidare la celeberrima Bucintoro.
Si “corre” in una delle zone più belle (e meno trafficate) della laguna. Nello specchio d’acqua fra Venezia e l’isola di San Michele (e più lontano, si vede già Murano). Pochi battelli di linea. Neanche un confronto con l’intasato Canal Grande. Le protagoniste vogano su mascareta.
Questa barca è un sandolo (tipica imbarcazione veneziana) leggero, con una lunghezza che può variare fra i sei e gli otto metri. Si narra che in tempi lontani, la mascareta fosse usata soprattutto dalle donne, in versione amanti, quando si recavano dal loro bello di turno. Nel salire in barca, per non farsi riconoscere dal gondoliere, portavano una maschera. Da qui il nome.
Ed eccole dunque. Le legittime eredi di Giacomo Casanova, l’imitabile latin-lover veneziano. Sono pronte a darsi battaglia. Tutte vestite di nero/verde (i colori della Remiera Cannaregio). A viso scoperto. Su mascareta. I loro mariti, ragazzi o amanti che siano, le seguono pronte ad incitarle.
Dopo qualche contrattempo per trovare l’ingresso, finalmente anch’io giungo alla Canottieri Cannaregio. Pochissimo distante dalla chiesa di S. Alvise e dal teatro Groggia. Ad attendermi in barca, per farmi assistere alla competizione, catturare emozioni e immortalarle su pellicola digitale, il vulcanico trainer, Gino Rosa.
L’aria è frizzante. Il sole si posa sulle sirene d’acqua salata. I remi sono ben piantati nella forcola. Prima di partire, qualche buon colpo di martello per non rischiare che si stacchino. Le vogatrici sono come frecce di un arco, pronte a far pattinare la mascareta sul tessuto acqueo. Pronti. Partenza. Via.
C’è chi passa al comando. Chi prosegue più lentamente. Chi perde terreno. Il gruppo di undici barche inizia a scomporsi. Si arriva al momento fatidico. Al giro di boa, la provina (quella che voga davanti) deve fare il lavoro maggiore. Poi, insieme alla spinta della poppiere, inizia il ritorno. Bisogna dare il massimo.
Sudore e salso. Vanno incontro alla brezza. La sfidano. Festeggiano le prime, con la classica alzata di remo. Via via arrivano le altre. Donne su mascareta. Ecco il loro biglietto da visita. La laguna si fa specchio di sorrisi. Di smorfie di stanchezza. Di abbracci. In pieno giorno. Il tempo si plasma nella nuova leggenda.
Aspetta, e vedrai.





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