Tre secoli in tre ore. E’ il motto del Museo ideato da Franco Ogliari. Milanese di origine, europeista convinto, uomo di lettere e di scienza come se ne incontrano raramente, Ogliari ha dedicato la propria esistenza alla passione per il mondo dei trasporti e il Museo ne è la testimonianza.
Situato sulla sponda lombarda del Lago Maggiore in località Ranco, sessanta chilometri dalla “grande” Milano e poco distante dalla piacevole cittadina di Angera, la strada che conduce all’esposizione è ben segnalata e, anche smarrendosi, c’è sempre qualcuno a cui chiedere indicazioni.
Una delle caratteristiche del museo è di essere all’aria aperta. In questo modo, oltre a una visita “scientifica” se ne può abbinare pure una “geografica”, immersi nella quiete lacustre del varesotto.
Il percorso, disegnato dallo stesso Ogliari, si snoda sulla scansione temporale del divenire dei trasporti, seguendone l’evoluzione tecnica e tecnologica. Si parte quindi da una sezione dedicata alla trazione animale, con carrozze e calessi provenienti da mezza Europa ed una in particolare, la “Student Buggy”, addirittura dagli Stati Uniti d’America. Siamo nel 1823.
Per ridurre l’attrito che la ruota incontra durante il proprio moto, l’uomo inventa un piano di scorrimento predisposto: il binario. Inizia così la sezione dedicata ai primi veicoli circolanti su binari, tram in primis.
Splendido esempio di quest’epoca che sembra lontana anni luce è il tram a cavalli che da Milano faceva servizio fino al Regio Parco di Monza, passando per Gorla e Sesto San Giovanni. E’ il tempo del vapore, e della naturale evoluzione del binario in rete ferroviaria, in grado di collegare fra loro paesi e città, a volta, nazioni.
Tra le varie “chicche” di questa sezione, la locomotiva “Busseto” del 1892 scampata per caso alla demolizione e quella a scartamento ridotto della quale si servì il Maresciallo Cadorna durante la Grande Guerra.
Sterminata è poi la collezione di oggetti legati al mondo ferroviario. Semafori di ogni tipo e dimensione (a padellone, ad occhio di luce) e attrezzi per la manutenzione sono raccolti e disposti con ordine e razionalità. Accanto ad ognuno di essi vi è una didascalia che ne spiega la destinazione d’uso.
Il progresso è inarrestabile e l’elettricità soppianta il vapore. L’energia che viene dal filo alimenta treni e automezzi e l’immancabile linea sotterranea, o “metropolitana”. A Ranco è ricostruita a questo proposito una stazione che riproduce fedelmente l’originale della linea sotterranea milanese, ma più pulita ed accogliente.
La raccolta dei mezzi di trasporto continua ed il filo logico tracciato da Ogliari conduce all’era del motore a scoppio. Gomme piene, avviamento a manovella ed un giallo canarino caratterizzano, tra i molti esposti, l’autobus 18BL, costruito dalla Fiat nel 1918.
Si tratta dell’unico esemplare al mondo, ed è facile comprendere l’orgoglio del Museo. Tutti i cimeli esposti al Museo rappresentano il frutto di quaranta anni di ricerca e di donazioni da parte di aziende pubbliche, private, semplici cittadini e appassionati.
Oltre alla quantità degli oggetti, ciò che lascia sbalorditi è però il perfetto stato di conservazione di mezzi risalenti a più di un secolo fa.
La “Città ideale”, inaugurata nel giugno 1996 è un eccezionale plastico che muove al proprio interno, con qualcosa come due chilometri di binari, 180 scambi e 64 treni, dal TGV al nostro ETR o “Pendolino”, fino allo “Shinkansen” delle ferrovie giapponesi. Impianti a fune, autobus, cremagliere e filobus danno vita a paesi e città, il tutto armoniosamente proporzionato.
Il capolavoro ha richiesto anni di pazienza, 15 chilometri di cablaggi elettrici e ventimila componenti, ma la soddisfazione nel vederlo funzionare non ha paragoni. E’ unico nel suo genere in Europa, e fra i pochi a livello mondiale.
Questa era l’ultima “fermata”. Il nostro viaggio nel tempo è terminato. Firmiamo il registro e ci congediamo. Arrivederci, professor Ogliari.





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