“Non promettiamo di essere dei geni, di sviscerare il mistero del mondo e di determinare il preciso e quotidiano menu delle azioni che occorrono per diventare grandi uomini. Ma promettiamo di essere onesti e sinceri”.
Storia di un proto giornalismo di alta caratura. Questa è la promessa che il manifesto del nascente giornale La Voce faceva al mondo.
Un intento bellico sul filo della penna contro una società, quella degli inizi del novecento, che non nascondeva i suoi vizi e che in un certo modo andava riformata dall’interno.
“Tutti le conoscono, molti ne parlano; nessuno le addita pubblicamente. Sono i giudizi leggeri e avventati senza possibilità di discussione, la ciarlataneria di artisti deficienti e di pensatori senza reni, il lucro e il mestiere dei fabbricanti di letteratura, la vuota formulistica che risolve automaticamente ogni problema”.
Storia di una delle più importanti riviste letterarie del secolo scorso.
Un sussulto cartaceo che trascinava la cultura dell’unificata Italia davanti ad un tribunale stanco d’ascoltare le solite risposte inconcludenti.
Sferzate sullo stile aulico e slegato dalla concreta vita che impregnava ogni cosa.
La concretezza di un lavoro fatto di pieno contatto con la realtà.
“Di lavorare abbiamo voglia. Già ci proponiamo di tener dietro a certi movimenti sociali che si complicano di ideologie, come il modernismo e il sindacalismo; di informare, senza troppa smania di novità, di quel che meglio si fa all’estero; di proporre riforme e miglioramenti alle biblioteche pubbliche, di occuparci della crisi morale delle università italiane; di segnalare le opere degne di lettura e di commentare le viltà della vita contemporanea”.
Come in ogni guerra c’erano delle vittime, ovvio.
Sotto l’acuminata penna riformatrice cadde primo Giovanni Giolitti e con lui i socialisti riformisti accusati di aver ingolfato la nazione, incapace d’intraprendere la strada necessaria del cambiamento.
Quasi da subito La Voce divenne marchio di qualità che attrasse a sé l’avanguardia culturale italiana e anche gruppi di letterati oramai lontani dal debutto.
Tra le penne si scorgono nomi immortali come Croce, Salvemini, Einaudi, Amendola.
Tutti pronti anche a lasciare da parte un certo stile “serio” per cimentarsi in articoli di raffinato umorismo impegnato.
Attraverso anni politicamente intensi, con scelte più o meno condivisibili, La Voce rappresentò un sussulto culturale che fece veramente la Storia.
Quando la penna correva libera.
Dove lo scrivere era arte che amava danzare con l’impegno.




Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




