Per secoli è stato luogo di mistero, fascino e segretezza. Celato alla vista di molti, lontano dal mondo conosciuto. Poi, un esploratore scozzese di nome James Bruce, nel Settecento, dichiara di aver scoperto, dopo lunghe infruttuose ricerche, la sorgente del Nilo, fiume nord africano tra i più lunghi del mondo.
In realtà Bruce rintraccia una sorgente, ma è quella del Nilo Azzurro o Bahr al Azraq, il principale affluente del Nilo. E, a dirla tutta, pare che questa sua rivelazione sia preceduta di molti anni da un gesuita spagnolo. In ogni caso, è qui che ci troviamo. Sulle sponde di questa sorgente che nasce dal Lago Tana, sugli altipiani dell’Etiopia settentrionale.
Il più ampio di tutta l’Abissinia. Vasto oltre tremilacinquecento chilometri quadrati. Le sue acque scorrono per più di cinquemila chilometri verso nord, fino a gettarsi nel Mar Mediterraneo.
Circondato dalla fitta vegetazione, è abitato da numerose specie ornitologiche, dai fenicotteri ai pellicani bianchi, ai grillai, ai buceri, ai vari pappagalli. Un tripudio di piume e colori. Non mancano, però gli ippopotami.
Nonostante il suo nome, Nilo Azzurro, il Lago Tana è tutt’altro che di questo colore, fatta eccezione per la zona nei pressi della lussureggiante costa. Più a largo, invece le sue acque si colorano di un tenue marrone, dovuto forse ai fondali fangosi. Ospita quasi una quarantina di minute isole, scarsamente popolate, e su alcune di esse, in particolare venti, sono adagiati monasteri cristiani centenari.
Navigando il Lago con una delle barchette disponibili è possibile visitare questi storici edifici. E’ un piccolo viaggio nella natura. Come una sorta di Indiana Jones, il viaggiatore, accompagnato sulla riva di una delle isole, approda in una realtà surreale.
Qui, tra la vegetazione che pare tropicale, alberi svettanti verso il cielo, cactus enormi, liane che pendono dai rami, piante di caffè, si scorgono i vari monasteri. Base circolare, risalenti, alcuni ad un periodo compreso tra il XVI e XVII secolo, altri all’epoca pre-cristiana. Gli interni, solitamente in legno e pietra locale, sono riccamente decorati con colori sgargianti e vivaci.
Le raffigurazioni murali dei santi etiopi si mischiano a quelle dei pagani. San Raffaele, San Gabriele dipinti accanto a questo o a quel carnivoro che divora le carni di un uomo. A complemento della suggestione suscitata dal luogo, giungono a porgere il loro saluto, e a chiedere un contributo economico per la visita, i sacerdoti locali, portatori di imponenti e antiche croci. Vivono qui e difficilmente si spostano da questo ameno sito.
I monasteri si trovano, praticamente in mezzo al nulla. Una macchia scura nella verde natura incontaminata. L’erba cresce vistosa e ribelle. Ingoia ogni cosa. Scimmiette vivaci saltano da un albero all’altro e qualche curioso isolano circonda il viaggiatore porgendogli qualsiasi oggetto vendibile. Il territorio che ospita il monastero è considerato luogo sacro e necessita del dovuto rispetto.
Qui solo la natura parla con il fruscio delle foglie, la risacca delle timide onde sulla scogliera isolana, il cinguettio degli uccelli, il sottile sibilo del vento quando soffia e i mille e più versi dei tanti animali presenti.
Una mini giungla. Questa è la sensazione che si prova a camminare sulle isole del Lago Tana. Una piccola foresta in cui, ogni tanto, spunta un vetusto monastero che sembra messo lì per caso, come caduto dal cielo.





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