Smirne, in Turchia, è una città estremamente cosmopolita. La terza per dimensioni dopo Istanbul e Ankara, ha un porto molto vivo, pieno di ristoranti e pescatori indaffarati. E’ il classico crocevia di cultura, punto di incontro tra Oriente ed Occidente, e potresti dire con la stessa sicurezza di essere ad Amsterdam o a Baghdad.
Ed è proprio nelle vicinanze di questa città che si trovano alcuni interessantissimi resti archeologici. Siamo a 50 km da Smirne, in quella che una volta fu la fiorente provincia romana di Efeso.
Passeggiando per l’antica città capiterà di imbattersi in vecchie rovine. Spoglie quanto poco attraenti. Non si direbbe mai che alcune di esse appartengano ad una delle sette meraviglie del mondo antico: il tempio di Artemide -niente meno che la figlia di Zeus-.
Adorata allora, come oggi è adorata la Madonna dai Cristiani, era la vergine dea della caccia. Fu venerata per lungo tempo anche come protettrice della fertilità, in quanto si disse che avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo.
Il tempio fu costruito attorno al VII o VIII sec. a.C. e la struttura finale, imponente e meravigliosa, fu il risultato di numerosi rifacimenti e aggiunte posteriori. Con tutta probabilità fu Creso, l’ultimo re della Persia, a dargli l’impronta definitiva.
Fu distrutto in una notte. Incendio doloso la causa più probabile e quella passata alla storia e al mito.
L’autore dell’insano gesto fu un certo Erostrato. Il quale diede fuoco alla meraviglia per il solo scopo di passare alla storia. Evidentemente se ancora oggi ricordiamo il suo gesto e il suo nome, il suo tentativo andò a buon fine, tanto che oggi si parla di “erostratismo” per coloro i quali desiderano, costi quel che costi, essere ricordati dopo la morte.
La notte del rogo fu, forse, quella del 21 luglio 356 a.C. Si disse che fossero le uniche ore in cui un evento tanto drammatico potesse verificarsi, infatti Artemide, che, fino ad allora, aveva protetto il suo tempio con tanto zelo, quella notte era distratta.
Dea della fertilità dovette presiedere ad un evento straordinario e tutte le sue attenzioni vennero catalizzate dalla nascita di Alessandro Magno che proprio quella notte venne alla luce. Nascita e morte nella stessa notte di fuoco.




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