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La battaglia di Etienne Cendrier

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Etienne Cendrier è un pittore. Vive a Parigi, nel Decimo arrondissement, con i due figli e la compagna.

Otto anni fa, sui tetti di una palazzina posta di fronte all’istituto scolastico frequentato dai suoi figli, sono state installate alcune antenne.

Spaventato per i possibili danni alla salute generati dalla costante esposizione ai ripetitori radio, Etienne, sostenuto da molti parigini, ha fondato il movimento Robin des Toits, con lo scopo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.

“L’obiettivo è quello di ridurre l’esposizione alle radiazioni di antenne e cellulari per evitare problemi di salute”.

Pur avendo un padre ingegnere, Etienne si è sempre occupato d’altro nella vita. Eppure si è dato da fare, si è informato. Ha scoperto che i dati della comunità scientifica in materia sono contrastanti.

Ha consultato numerosi esperti che hanno confermato che, di fronte ad esposizioni elettromagnetiche superiori a 6 V/m, esistono rischi conclamati per la salute.

Cendrier, portavoce dell’associazione, ha subìto ad oggi tre processi per diffamazione, intentati da Orange, Sfr e Bouygues Telecom. Prosciolto, le incriminazioni contro di lui sono cadute.

La sua vicenda personale ha richiamato l’attenzione, mediatica, civile ma anche politica, sui problemi legati all’elettrosmog.

Le risposte da parte delle autorità francesi ci sono state. I tentativi andrebbero nella direzione di abbassare la media delle emissioni a 2 V/m.

Numerosi studi, compiuti anche in Italia, hanno dato fondatezza alle preoccupazioni di Cendrier.

Le radiazioni non ionizzanti impedirebbero alle cellule di rigenerarsi, causando nel tempo (da questo punto di vista i danni sarebbero cumulativi) lesioni dei tessuti e patologie.

Insonnia. Depressione. Ipertensione.

Leucemie. Melanomi. Linfomi. Tumori del cercello. Tumori al seno. Tumori infantili.

Gli effetti dannosi diminuirebbero con l’aumentare della distanza tra il soggetto e il ripetitore.

Il condizionale è d’obbligo.

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"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011

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