L’immensità di quello che fu l’Impero Romano alle volte può ancora affascinare e sorprendere.
Forse perché la Storia s’incontra sempre e solo su pagine patinate di libri scolastici. Forse perché una cartina geografica di pochi centimetri non potrebbe rendere mai l’idea. Forse perché per noi i Romani rimangono sempre e solo le vittime dei mitici Galli disegnati dalla simpatica matita di René Goscinny.
Sta di fatto che se poniamo il continente africano vicino al grande impero latino molti di noi potrebbero erroneamente ridurre questo secolare rapporto solo alle vicende che legarono il grande Cesare alla bellissima Cleopatra.
Quanto di più sbagliato. Il continente nero fu per i togati prima di tutto “il giardino dell’impero”. Africa come punto focale dell’economia. Un milione di tonnellate di cereali prodotti ogni anno e un quarto di questi che dalle colonie prendevano il mare per sfamare il nevralgico potere di Roma.
Un mercato estero che soppiantava le italiche attività. Evento testimoniato dal progressivo abbandono delle anfore da trasporto nostrane per i modelli tipici confezionati in territorio africano.
Un territorio che nelle epoche si estese globalmente dal Marocco fino all’Egitto per una frontiera che copriva quasi quattromila chilometri. Un incontro di culture che alle volte divenne inevitabile scontro e pesante sconfitta. Come avvenne per la rivolta della confederazione tribale dei Musulmani che, unita insieme ad altre popolazioni (Getuli, Cinithii, Garamanti) sotto il comando di Tacfarinas, ottenne la libera circolazione delle proprie tribù.
Piegarsi alle necessità. Questione di sopravvivenza. Questione alle volte che affiora inconsciamente nelle pratiche di vita lontano dalla propria terra. La religione fu l’esempio massimo di questa tendenza.
Di base ci fu il pantheon numidico delle campagne con le proprie divinità come Macurgum (il guaritore), Iunam e Macurtam (i cavalieri) che incontrarono la religione punica cartaginese con i suoi dei protettori (Baal e Tanit).
Ma è proprio al cospetto dei romani che la vena religiosa s’infittisce votandosi al più profondo sincretismo: dal culto della triade capitolina (Minerva, Giunone e Giove) fino al culto imperiale, dal culto orientaleggiante delle classi militari e dei commercianti fino alle prime correnti cristiane che diedero i natali a numerosi santi e pensatori della Chiesa.
Un continente e la sua storia che passa anche da Roma: il nome “Africa” fu scelto dai romani traendolo dal nome della tribù indigena berbera degli Afri.
Da lì il nome del continente. Quando Roma fu a capo del mondo.





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