Alle floride Province basche si deve il 25 per cento circa dell’intero prodotto lordo spagnolo. Ragion per cui, secondo molti, sarebbe ora di “autodeterminarsi”.
Per di più la realtà linguistica è del tutto particolare e rappresenta un’eccezione nel panorama dell’Unione Europea: il basco, l’euskara, ha “resistito” all’influenza latina.
Quelle regioni , infatti, affondate come sono nei Pirenei, hanno sempre sfuggito le diverse invasioni.
L’indipendentismo basco prende forma quando ancora Franco è al potere, durante gli anni ‘60: sono quelli della contestazione giovanile, quelli del sogno, dell’utopia più remota. L’ETA, organizzazione armata che propugna appunto la secessione, si sviluppa proprio in quel decennio.
Anzi, già nel 1958 un gruppo di studenti fonda l’organizzazione. La quale, però, non ha seguito e rimane fenomeno isolato e per niente temuto. Almeno durante la sua fase iniziale.
Il primo attentato avviene proprio nel “caliente” 1968: l’ETA rivendica l’uccisione di José Pardines, una guardia civile. Poi, dopo poco, viene ammazzato anche un poliziotto, tale Melitón Manzanas González, il quale era famoso per l’asprezza con la quale ubbidiva agli ordini di Franco.
Ma questi due primi attentati non provocano reazioni particolari nell’opinione pubblica, la quale fa rientrare gli episodi in un contesto di violenza politica generale.
Ma è nel 1973 che l’organizzazione compie il famoso salto di qualità: viene ucciso Luis Carrero Blanco. Franco lo aveva nominato da poco capo del governo.
L’ETA afferma di voler instaurare nelle Province basche un governo di stampo socialista e aveva anche un partito che la rappresentava in parlamento: quel famoso Herri Batasuna, che nel 2003 la corte suprema spagnola ha giudicato fuori legge, perché, prove inconfutabili, la relazionano direttamente all’organizzazione terroristica.
E anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono affrettati a dichiarare il partito illegale. Herri Batasuna è invece riconosciuta in Francia e in quel pezzetto che appartiene ai paesi Baschi, secondo molti, si troverebbe oggi il nucleo operativo dell’ETA.
I famosi attentati dell’11 marzo 2004 ai treni di Madrid hanno concorso a creare un pericoloso alone di leggenda attorno all’organizzazione.
In un primo tempo, l’ex presidente Aznar, disse che gli attentati erano imputabili proprio all’ETA, ma poi, come tutti sappiamo, venne fuori che le responsabilità erano altre.
Questa gaffe colossale concorse -e non poco- alla sua sconfitta elettorale. Si affermò che l’ETA non avrebbe potuto compiere un attentato di quel tipo, perché non rientrava nella sua filosofia.
Infatti si disse che lo stragismo non era parte della sua mentalità rivoluzionaria. L’ETA colpiva solo i bersagli, il male, non facendo mai vittime innocenti.
Non sappiamo quanto voluto, ma fu un travisamento storico incredibile. Nel 1979, infatti, colpirono ad esempio stazioni ferroviarie e aeroporti con bombe poste in luoghi affollati.
Le autobombe, poi, per definizione mezzi non proprio “chirurgici”, sono sempre state la loro arma preferita.
Ma sono due i casi più orribili:il 12 aprile del 1985 colpiscono un ristorante frequentato per lo più dagli americani di una vicina base militare. Ma pure, essendo un luogo pubblico, da persone di ogni tipo: saranno 17 i morti e 82 i feriti.
Poi il 19 giugno del 1987 è la volta di un supermercato, l’Hipercor, a Barcellona: 21 morti, 45 feriti.
Quest’ultimo attentato provocò un vero e proprio tumulto nell’opinione pubblica spagnola. Anche coloro i quali avevano un qualche tipo di simpatia nei confronti della causa indipendentista, provarono un forte sentimento di rigetto e repulsione.
Quindi, uscì un comunicato ufficiale dell’ETA, in cui gli organizzatori dell’attentato chiesero scusa ai famigliari delle vittime, sostenendo che fu compiuto un errore.





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