È curioso provare a raccontare un luogo senza averlo mai visitato. L’immaginazione reinventa atmosfere e dettagli. L’itinerario tracciato dalla fantasia si snoda fra pagine lette e cartoline ricevute. A completare il puzzle intervengono le descrizioni di chi ha già vissuto quei posti. Una miniera di preziose informazioni, condite inconsapevolmente dai ricordi e dagli entusiasmi di un’esperienza unica. Come ogni viaggio sa essere.
Scrivere d’Islanda e non conoscerla dal vivo. Le parole assumono i colori dei suoi paesaggi incontaminati. Diventano cristalline, perdendosi sulla carta come se fossero in mare aperto. L’isola sfiora il Circolo Polare Artico. Fra scorci marini e vette innevate abita la Natura.
Associo la Terra del Ghiaccio al bianco della neve. E mi stupisco al pensiero che abbia un’origine vulcanica. Qualcuno ha parlato di montagne d’acqua solcate da arcobaleni sospesi nel vuoto. Sono giochi di luce. La stessa che, a pochi chilometri da qui, risplende per ventiquattro ore. È il cosiddetto sole di mezzanotte, un particolare fenomeno astronomico che si verifica a partire dal 21 giugno, data del solstizio estivo.
L’Islanda possiede il segreto dell’eterna giovinezza. Si veste di ghiacciai, di fiumi, di laghi e di cascate. Sono circa centotrenta i crateri attivi che la costellano, dipingendo di nero le sue spiagge. L’Hekla e il Krafla contano un’eruzione ogni dieci anni. Chi ha visto l’isola, racconta di getti e di piscine naturali d’acqua calda.
I geyser prendono il nome dall’omonima località, simbolo del posto. Qui il getto arriva a circa venti metri d’altezza. Mi chiedo come la terra del ghiaccio possa essere anche terra del fuoco. Da un lato i campi di lava, dall’altro la vastità del Vatnajokull, il terzo ghiacciaio più vasto del mondo. Caldo e freddo coprono una stessa superficie, affascinante proprio per gli opposti che la caratterizzano.
Le immagini delle cascate lasciano senza fiato. La più grande d’Europa si trova proprio nell’isola. Il suo nome è Dettifoss, la “Cascata dell’Acqua che Rovina” nel grandioso canyon Jökulsárgljúfur.
Le città islandesi, sparse principalmente lungo i litorali, hanno nomi curiosi e spesso impronunciabili. Fra le principali, ci sono la capitale Reykjavik (“baia fumosa”), Reflavik (sede dell’aeroporto) e Akureyri. Il paesaggio si fregia di innumerevoli fiumi in corsa verso l’Oceano. Ma, a fare da cornice, non mancano i laghi, come quello di Jokulsarlon, pozza d’acqua in cui galleggiano grossi pezzi di ghiaccio.
Sullo sfondo, il verde e i fiordi della costa, i porticcioli, le nubi basse e i villaggi dei pescatori, con le aringhe lasciate ad essiccare all’esterno, su strutture appositamente costruite. E le pulcinella di mare, uccelli dal becco triangolare rosso, giallo e blu.
Continuo a mettere insieme immagini, pagine lette e descrizioni ascoltate. La fantasia dipinge bozzetti di paesaggi mai vissuti. L’Islanda è davvero la terra che sto provando ad immaginare?





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“Non si va da nessuna parte senza prima aver sognato un luogo, e viceversa, senza viaggiare, prima o poi finiscono tutti i sogni o si resta bloccati per sempre nello stesso sogno”, scrive il regista Wim Wenders…
Allora non mi resta che realizzare questo sogno e partire per non rischiare di rimanere bloccata “per sempre nello stesso sogno”. Grazie, Anna… la citazione potrebbe essere d’incoraggiamento a molti.