E’ una danza frenetica, molto movimentata, vivacissima e impegnativa. Niente è improvvisato. Niente è casuale. Niente è come l’iskista. E’ il corpo che parla, che si esprime a ritmo di ballate etiopi.
L’iskista, ballo tradizionale dell’Etiopia, si basa interamente su morbidi ma scattanti sussulti delle spalle, alzandole, e abbassandole, spostandole in avanti e indietro rispettando un preciso ritmo.
I fianchi e le gambe restano fermi quasi del tutto. Talvolta tali movenze sono accompagnate da un piccolo gemito che genera un suono gutturale simile alla parola iskista, donde il nome, appunto.
Osservare una o più danzatrici è un’esperienza unica. Le giovani abissine, i cui volti sono, nella maggioranza dei casi, ben delineati, di forma ovale e dai tratti eleganti, imparano l’iskista sin da bambine e la ballano in qualsiasi momento. Letteralmente. Anche per salutare, magari in strada, un farangi, uno straniero. E lo fanno tutti, bambini compresi.
Le vesti tipiche indossate dalle ballerine, di tonalità bianca con ricami di vari colori, lunghe e abbastanza ampie, risaltano la pelle scura e la fluidità del corpo che si muove. Sono come “possedute” dall’iskista. E’ il ballo che si impadronisce dell’animo e degli arti. E’ il ballo protagonista assoluto.
E’ un mezzo di comunicazione, allegro e sensuale. Inizia piano piano con movenze che assumono velocità, sinuosità e scaltrezza. Si resta, non solo affascinati dalle danzatrici e dai danzatori, ma esterrefatti, attoniti. Impossibile riuscire ad imitarli. Impossibile non ammirarli.
La musica si diffonde nell’aria, nei bar, nelle strade e un azmari, ovvero un menestrello itinerante che, nella medesima serata, può cambiare più locali, al suono del suo masenko, un violino mono corda, indirizza il ballo.
Molte volte, in presenza di viaggiatori occidentali, ma non solo, l’azmari e la danzatrice di iskista compongono un canto ispirato dal momento in cui narrano, sempre benevolmente, qualche storiella o accentuano un evidente pregio, magari la bellezza fisica, di questo o quel avventore o lo deridono per il taglio di capelli. Il tutto in lingua amarica.
E’ usuale porgere delle banconote di birr, la moneta locale, o posizionarle sulla fronte degli artisti durante la loro esibizione. Una specie di mancia. L’azmari, secondo gli usi etiopi, accompagnava, e in alcuni luoghi ancora lo fa, le carovane dei mercanti degli altipiani per allietare il lungo cammino.
Alcuni, invece anticamente risiedevano a corte come giullari del sovrano, mentre durante l’occupazione italiana, le loro melodie, basate sull’esaltazione delle vittorie etiopi contro gli invasori, servivano a tenere alto il morale del popolo abissino.





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