Danza indiana © Luisa Spagna
Mitologia. Misticismo. Scenografie. La maschera come simbolo della tradizione tramandata oralmente di generazione in generazione. Equilibri di sguardi. Incontri. È il mondo della danza indiana. A raccontarlo, una danzatrice e pedagogista pugliese. Luisa Spagna, formatasi nella disciplina a partire dal 1995, in Orissa.
Grazie ai pazienti e coinvolgenti insegnamenti di Lingaraj Acharya e suo figlio Shashidhar (maestri, coreografi, danzatori e disegnatori di maschere), Luisa si avvicinò alla danza Chhau e Odissi, quest’ultima di tradizione indù le cui pose scultoree derivano dalle raffigurazioni dei templi, in particolare da due elementi dell’iconografia indiana: il Chowka (quadrato), rappresentante il principio cosmico maschile e il Tribhanga (tre archi), che simboleggia l’aspetto femminile della divinità.
“La danza per me è un modo per interagire, dialogare con il mondo” spiega la donna. Luisa, insieme al musicista Paolo Pacciolla (suoi i primi testi sulla musica indiana in Italia), ha creato l’associazione Sutra Arti Performative con cui viene presentato sia il repertorio di danza e musica classica appreso in India, sia un repertorio orignale in cui confluiscono anche le nostre esperienze nell’arte occidentale.
Col tempo Luisa ha fatto confluire nel laboratorio “Racconti del Corpo” le sue tante esperienze umane: la laurea in pedagogia, lo studio sui temi del femminino e la danza classica indiana. Una vera officina dei sensi che partendo dalla danza, abbraccia varie discipline con un particolare approfondimento sulle figure mistiche e sulle danzatrici dell’India. Non di meno, è di recente uscito il libro “La gioia e il potere. Musica e danza in India” (Besa Editrice) di Paolo Pacciolla e Anna Luisa Spagna, unico libro in Italia sull’argomento.
Dott.ssa Spagna, com’è nato il suo interesse per la danza indiana? Con le lezioni del professore Nicola Savarese, studioso tra i più accreditati del nostro paese, che insegnava Storia del Teatro all’università di Lecce. Le sue straordinarie lezioni, la mia ricerca e necessità di linguaggi a me più vicini mi hanno spinto ad andare in India e intraprendere questo percorso.
Lei lavora nel Salento. Ha trovato similitudini tra la cultura pugliese e quella indiana? Alcune volte, il calore del sole e una luminosità particolare del paesaggio. Poi forse un’indole tipica di chi vive in posti caldi.
Può provare a descrivere a parole cosa si prova quando si calca un palco muovendosi attraverso la danza Chhau o l’Odissi? L’emozione inizia con la preparazione, la vestizione. È un momento in cui al tuo corpo di italiana aggiungi elementi di un’altra tradizione. Sei un mix di elementi. Di simboli. Di memorie che si mescolano. Poi sulla scena mi piace che si veda questo incontro di elementi. Non mi piace sentirmi dire “danzi come un’indiana”. Mi piace che si veda il mioincontro con questa cultura. È la mia interpretazione. La mia storia che mi piace raccontare.
Quali sono i tratti più appariscenti della danza indiana? La danza indiana è uno straordinario incontro di musica, ritmo, danza e intepretazione poetica. È una tecnica artistica così profondamente ricca e complessa che senti modicarsi ogni parte corporea, mentale ed emotiva.
Chi è il Maestro Shashidhar Acharya? Che cosa l’ha colpita di lui? Il maestro Shashidhar Acharya è un esponente della danza Chhau di Seraikella, proviene da una famiglia di danzatori, il cui padre è stato tra i più autorevoli Guru. Di lui mi colpì subito la sua passione e il grande amore nel continuare a trasmettere la tradizione.
La danza indiana. Il corpo vissuto come portavoce di poesia. Ritmo recitato, e danzato. Un mondo dove il proprio spazio pulsante è usato come mezzo espressivo. Come strumento musicale. Nell’osservare una sua performance, l’istinto mi fa chiudere gli occhi. Sento le sue mani afferrarmi. La mia ombra è scappata via. O forse è la mia anima.
"India e Nordest: il Mercato del Terzo Millennio" di Stefano Beggiora - Libreria Editrice Cafoscarina, 2008

Nella zona centrale dello stato scandinavo, si trovano castelli, dimore e manieri di diverse epoche, come nella provincia storica di Närke. Lassù domina il castello della dinastia Vasa, antica vedetta per chiunque attraversasse il ponte sul fiume Svartån.

Nel nord dell’India, ad Agra, sorge il famoso mausoleo che l’imperatore Shah Jahan fece erigere in seguito alla morte della moglie. Un’opera di straordinaria bellezza e armonia.

Lungo il fiume Yamuna (il più grande affluente del Gange) e all’estremità orientale di Shahjahanabad, settima città musulmana nell’area di Delhi, dimora il palazzo Lal Qila del Gran Mogol, Shah Jahan.