L’occhio statunitense nel mondo alle volte prende clamorosi abbagli. Questa volta il Rapporto del Dipartimento di Stato coglie almeno la maggior parte del denunciabile. Osservato speciale: lo Stato Indiano.
Questa nazione, secondo una citazione del Rapporto pubblicata dal sito Asianews, “in generale rispetta i diritti dei cittadini, anche se rimangono molti gravi problemi”.
Il buio sembra collocarsi proprio nelle zone d’ombra lasciate dal diritto nazionale, soprattutto per quanto riguarda le sparizioni e le torture compiute dalle forze di sicurezza e dai terroristi.
Lenin Raghuvanshi, direttore del Comitato di vigilanza del popolo sui diritti umani e vincitore nel 2007 del prestigioso Premio Gwuangju per i diritti umani è decisamente meno leggero nel suo giudizio denunciando un diffuso disinteresse istituzionale per le violazioni dei diritti:
“Il governo non fa praticamente nulla per prevenirle, specie nel campo del diritto al cibo e per le discriminazioni di casta”.
Chiaramente Raghuvanshi individua la ragione di un ostruzionismo delle caste “superiori” nella volontà di mantenere il proprio potere difendendo strenuamente il proprio status quo.
“Omicidi per ragioni di dote – continua Lenin – delitti d’onore, infanticidi femminili, feticidi, traffico di essere umani e sfruttamento, lavoro minorile, sono tutte conseguenze di un sistema feudale patriarcale fondato sulle caste”.
Nel mirino delle sue denunce anche le azioni del partito comunista marxista indiano (Pcmi) in Nandigram nel Bengala occidentale.
“Per far realizzare un impianto chimico di una multinazionale e per creare saldi rapporti con altre multinazionali, il Bengala occidentale ha inflitto violenze indiscriminate contro i residenti e ha spossessato in modo illegale i povericontadini delle loro terre”.
Il male, come sempre, colpisce gli indifesi e si riassume tutto nelle parole pesanti del direttore del Comitato di vigilanza del popolo sui diritti umani:
“Siamo rimasti attoniti nel sapere che le donne del Nandigram, che protestavano pacificamente contro l’esproprio delle loro terre, sono state aggredite, violentate e uccise”.




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