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India giainista - foto : Sravanabelagola © Giovanni Barbieri
Sravanabelagola © Giovanni Barbieri

India giainista

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Il Maharaj era seduto a gambe conserte nella classica posizione yoga, intento a scrivere un libro sui rimedi della medicina ayurvedica. Suo padre, una specie di manager tuttofare mi ha parlato d’alcuni aspetti curiosi della religione giainista e della vita del figlio che agli occhi di un profano lasciano a bocca aperta.

Il sant’uomo dorme quattro ore a notte su un asse di legno, mangia una volta al giorno e raramente abbandona la posizione yoga. Tra le regole, oltre a quella di non cibarsi d’alcun animale, c’è anche quella di non potere viaggiare nella stagione delle piogge a causa del maggiore proliferare di insetti e batteri.

Gli è inibito l’uso dell’auto, ogni spostamento avviene a piedi e può percorrere solo un chilometro al giorno, iniziando a camminare dopo le dieci del mattino. Non può fare la doccia, né tagliarsi i capelli e radersi i peli della barba, può solo strapparseli con le dita delle mani.

Il Maharaj mi ha invitato ad assistere alla cerimonia del pranzo, facendomi accomodare sull’uscio della stanza per non contaminare l’ambiente. Qui riso, vegetali e pane chapati erano contenuti in una miriade di scodelle.

Poiché il Maharaj non può nuocere a nessun essere vivente mangia in uno strano modo, masticando in silenzio e mantenendo una posizione eretta, proprio come quella della statua di Gomateshavara, la principale attrazione di Sravanabelagola che si trova in cima alla collina Vindhyagiri.

Il Maharaj mangia a quattro palmenti e tra me e me penso che essere guru non è poi così male. Le pietanze vengono preparate e miscelate davanti al maestro, che con cenni ed occhiate indica quale preferisce, mentre un assistente gli porge acqua e cibo nelle mani messe a mo di coppa.

Se il Maharaj trova nel cibo qualche forma di vita apre le mani e lo fa cadere e quello diventerà un giorno di digiuno. Sembra di assistere ad un rito ancestrale con gli adepti sempre pronti ad esaudire ogni suo desiderio. Al termine della cerimonia anche a me hanno offerto un assaggio di cibo puro che ho ricevuto nelle mani messe a mo di coppa.

Al momento del commiato il padre manager mi ha suggerito di donare fiori o frutta al Maharaj, ma non avendo nulla di tutto ciò, ho pensato alla bella penna che avevo nello zaino. Nel porgerlo, il Maharaj mi ha benedetto utilizzando un soffice scopino di piume di pavone, che utilizza per pulire il suolo quando cammina per non nuocere a nessuna forma di vita.

All’alba del mattino successivo mentre salivo per i seicento gradini della collina Vindhyagiri, un monolito dal quale si domina la pianura sottostante, ho nuovamente incontrato il Maharaj che tramite l’intervento paterno, chiedeva continuamente di essere fotografato. Il guru si metteva in posa come una star di Hollywood e tra una foto e l’altra benediceva i fedeli.

Mentre mi allontanavo pensavo a questi fortunati incontri che rappresentano l’essenza del viaggio. La visita al Maharaj è stata un’esperienza imperdibile, un attimo e un momento capace di rendere indimenticabile questa giornata ed evocare struggenti ricordi nelle fredde serate invernali.

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LIBRI

Oltre la paura

"Oltre la paura" di Lorenzo Calamai - Edizioni della Meridiana, 2005

La mia India – Pensieri in viaggio

"La mia India - Pensieri in viaggio" di Paola Pedrini - Polaris, 2011



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