“Tu, corri nella notte…non ricordo bene del perché avessi scelto la tua storia, forse perché avrebbe potuto somigliarmi…”. Piccoli frammmenti di pensieri. Intimoriti. Quasi increduli. Ancora giovani nella loro nuova professione. Tutto questo accadeva in un qualche riflesso di destino appena qualche anno fa, subito dopo aver appreso la notizia dell’uccisione in Afghanistan dell’inviata del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli.
La giornalista siciliana (di Catania) rimase vittima di un agguato vigliacco il 19 novembre 2001, sulla strada che collega Jalalabad, capoluogo della provincia afgana di Nangarhar, alla capitale Kabul. Insieme a lei furono uccisi Julio Fuentes, inviato del quotidiano spagnolo El Mundo, l’australiano Harry Burton e l’afgano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti dell’agenzia di stampa Reuters.
Maria non era alla sua prima esperienza internazionale. Sul suo passaporto c’erano i visti di Liberia, Angola, Costa d’Avorio, Bosnia, Cambogia, Pakistan e ancora molte altre nazioni. Rimase anche alcuni mesi nel martoriato Ruanda, devastato dal genocidio, come osservatrice della Commissione ONU per i diritti umani.
Poi gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York, la successiva guerra in Afghanistan e quindi la sua missione come inviata per il noto quotidiano italiano. Allora la immaginai così. La solitudine di una camera d’albergo con le parole che scorrono veloci e taglienti sul laptop. La frenesia di una corsa per una conferenza stampa. Una persona, un testimone, un informatore da incontrare: sarà affidabile o no?
E poi ancora quegli aerei che non vogliono proprio decollare. E un diario di viaggio che iniziava a riempirsi. Ricordo ancora la sua foto sorridente in chador viola. Chissà dove l’avrà comprato. “Io m’innamoro una volta ogni dieci anni” disse una volta. Chissà a che punto era in quei giorni, sei anni fa. Il suo cuore, intendo.
E chissà se in quell’ultima mattina della sua vita è rimasta qualche minuto in più allo specchio a ritoccarsi il trucco prima d’iniziare a fare il proprio lavoro. Poi però finì tutto. L’aria mescolata allo zolfo avrà avvelenato anche i biscotti dietetici che si portava appresso?
Ciao Maria Grazia. Oggi è uno di quei giorni in cui riesco solo a sognare in miniatura. Ciao Maria Grazia, oggi ho troppa poca voglia di credere nel domani. O più dolcemente penserò a un nuovo ricordo, per una creatura donata in maniera ingiusta e troppo precoce alle tende dell’orizzonte.




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