Lettera sull’albero di Natale © Luca Ferrari
“Indovina chi ti scrive? Sorpresa! Avevo voglia di buttar giù due righe perché in questo momento, immersa nelle pagine di letteratura mi sei venuto in mente tu. Magari questa potrebbe essere l’inizio di una corrispondenza, ma non ti garantisco niente visto che le cose che sono riuscita a portare a termine sono praticamente inesistenti”.
Iniziava così una vecchia lettera ricevuta nel giugno 1996. Uno scossone causato da un vuoto d’aria me l’ha fatta appena scivolare tra le mani. Da quando ho iniziato a calcare sempre più parti del mondo, quel pezzo di carta scritto a mano è diventato il segnalibro d’ogni fedele blocknotes compagno d’avventura. Come se lì dentro fosse concentrata tutta una mia famiglia interiore.
Mi fu recapitata un giorno in cui ero andato via presto. La trovai nella cassetta. Assaporandola, ebbi l’impressione che qualcuno avesse appena espresso un desiderio per me. La conservai. Dopo essere finita (non so come) nel bagaglio del mio primo lontano reportage in India, mi venne istintivo portarmela dietro ogni volta che un nuovo timbro prendeva forma dentro il mio passaporto sdrucito.
Poi un giorno, di ritorno dall’Inghilterra, cominciai a rileggere la lettera. Un paragrafo per nazione. Da allora, ha corso serena sopra le rotaie di tutta Italia. Ha salutato le frontiere croate e bosniache. Emozionata, ha osservato il sole da sopra le nuvole britanniche, francesi, svedesi, nord-americane, norvegesi.
Manca solo l’ultima parte da rileggere. L’essere tornato a Londra sa tanto di cerchio filosofico. Un po’ mi affascina. Un po’ non mi tocca per niente. Un po’ coincidenza. Scivolo sopra pensieri più pratici, e trovo ospitalità a Golders Green da una vecchia conoscenza. L’indomani sarò del tutto solo. Poi potrò partire. Due giorni prima di Natale.
Associo pensieri a ogni impercettibile guardare. Cammino consapevole. Nel presente. Non è del tutto vero. Resto a digiuno tutto il giorno. Un paio di mele candite è il solo pasto che concedo al mio apparato digerente. A sera inoltrata sprofondo in un sonno vestito e mi risveglio presto con ancora il sapore dolciastro in bocca. Ho giusto il tempo di scrivere una smorfia.
“Sai, sto morendo dalla voglia di scriverti una cosina, ma non so come dirtela. Non trovo le parole…beh, in fondo è semplicemente una mia fantasia, ma a livello di subconscio. Fantastico che tu un giorno possa diventare un importante scrittore, proprio come quei strampalati, pazzi autori che ci fanno studiare”.
Di nuovo il tour. Sala di attesa. Aereo. Autobus. Battello. In certi giorni ho passato mesi nascosto fra ciechi. Mi sembra d’essere rimasto con gli occhi chiusi per tutto questo tempo. Li riapro solo quando sono interamente circondato dall’acqua. Riapro gli occhi dopo aver trovato in me la certezza che potrò scoprire ancora molto in questa vita. “…anzi, sono convinta di una cosa: soltanto chi crede realmente nei suoi sogni potrà realizzarli, e diventare un grande”.
Riguardo la lettera un’ultima volta. Qualche romantico fiocco di neve rafforza la mia presa. La appendo lì. Su di un albero dal sapore natalizio, nell’isola da cui sono partito: il Lido di Venezia. Rimane là, fra rami, foglie e qualche soffice pagliuzza bianca. Con il mio indirizzo ancora visibile e colorato. D’ora in avanti sarà lei a portarmi in viaggio. Come se fossi un Marco Polo in fasce cresciute.

Oltre trenta chilometri a remi. Migliaia di vogatori. Oltre 1500 imbarcazioni. Dal Bacino di S.Marco, lungo la Laguna Nord, fino all’arrivo di fronte alla Basilica della Salute. Dal 1974, contro il moto ondoso.

Viaggio tra presente e storia, nella festa simbolo della città lagunare. Dalle origini latine a quelle greche dei culti dionisiaci, passando per le feste 700esche narrate da Carlo Goldoni, e incarnate da Giacomo Casanova, fino a Sensation 2010.

Un treno di pochi vagoni è il primo passo per raggiungere le sontuose vette innevate dolomitiche in provincia di Belluno. Una mano fuori dal finestrino per le prime foto, e subito la brezza gelida mi saluta cordiale.
gpgiuna calibrata esposizione di delicati sentimenti. Buon anno GIANNI