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Il tesoro nascosto degli Inca - foto : Montagne del Perù ©  ethanlindsey
Montagne del Perù © ethanlindsey

Il tesoro nascosto degli Inca

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“Ci sono centinaia di pezzi d’oro e d’argento d’artigianato Inca e pre-Inca, le più belle opere di oreficeria che non potresti nemmeno immaginare, i gioielli più incredibili, vasi d’oro pieni di smeraldi, ma non potevo portarli via da solo, né avrebbero potuto migliaia di uomini”.

Parole eccitate, la febbre dell’oro aveva pervaso le membra di Barth Blake, cacciatore di tesori di fine ottocento. Purtroppo queste sono anche le sue ultime parole. Il mistero del tesoro degli Inca scrisse personalmente un altro capitolo della sua oscura saga. Blake tornando verso New York con l’intento di formare una spedizione per recuperare quelle ricchezze scomparve in mare. Con lui ogni avventuriero che tentò di rintracciare il tesoro.

Un tesoro macchiato di sangue e la mano assassina è quella tipicamente europea: il comandante spagnolo Francisco Pizarro rapì Atahualpa, re degli Inca e decise di barattare la sua liberazione con un ingente carico d’oro. Il conquistatore spagnolo però non fu di parola e mise a morte la testa coronata prima che gli fosse consegnata la parte finale e più consistente del riscatto.

Il resto rimase negli annali degli avventurieri. Il madrileno Valverde fu il primo a mettersi sulle tracce del tesoro tramite le indicazioni fornite dalla famiglia di sua moglie, una indios. Si racconta che divenne ricco e lasciò ai posteri una cartina che spiegava la via per raggiungere quelle ricchezze, una via da allora chiamata Derrotero de Valverde.

Il botanico inglese Richard Spruce, in missione in Ecuador per trovare una pianta utile per la cura della malaria, una volta di ritorno in patria raccontò d’aver individuato la stanza delle ricchezze Inca usando le indicazioni e le mappe disegnate da un certo Atanasio Guzman.

Un libro edito nel 2004 chiamato L’oro di Valverde e scritto dallo studioso Mark Honigsbaum tenta di fare però chiarezza. L’autore ha affermato che “abbiamo a che fare con la sottile linea tra l’immaginazione e la realtà. Sappiamo che l’oro sia esistito perché risulta dalle cronache spagnole. La mia sensazione è che però sia stato preso secoli fa e se così non fosse sarebbe comunque da dichiarare perduto per l’inaccessibilità e la vastità delle montagne che lo proteggono”.

E l’archeologia targata National Geographic Society vuole tentare di dare soluzione a questo mistero per bocca del ricercatore Johan Reinhard che motiva il fallimento di tutte le storiche spedizioni così:

“Molti di loro hanno seguito le mappe di Guzman che effettivamente portano verso delle miniere situate sui monti Llanganate, ma non in direzione di quell’area descritta dal testo di Valverde”.

Oltretutto pare che queste cartine non combacino con i luoghi reali, ma nonostante queste difficoltà gli studiosi vogliono spostare l’attenzione sull’importanza culturale della ricerca. Ogni nuovo studio scientifico potrebbe infatti guidarci alla scoperta sempre più approfondita della presenza Inca in questa regione.

Saperne di più è la missione. Conoscenza, già di per sé un tesoro.

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LIBRI

Patagonia Express

"Patagonia Express" di Luis Sepúlveda - Guanda, 1999

Giorni di neve, giorni di sole

"Giorni di neve, giorni di sole" di Fabrizio e Nicola Valsecchi - Casa Editrice Marna, 2010



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