C’è un po’ di nebbia in cima alla montagna. La strada è un continuo viavai di macchine che vanno in Austria, o entrano in Italia. Appena poco fuori San Candido, in Val Pusteria, in direzione Versciaco (ultimo avamposto italiano prima del confine), un sacrario dedicato ai morti della I Guerra Mondiale si staglia nel panorama.
E’ una giornata rilassante. Mi hanno detto che una piacevole cabinovia mi porterà da Versciaco fino al Monte Elmo, e di lì potrò partire per altre meravigliose passeggiate. Il gps mi segnala che sono ormai vicino, quando vengo attratto (dai miei occhi naturali) da una costruzione circolare. Mi devo fermare. La gita può aspettare.
Evitato un super-tamponamento con una manovra un po’ azzardata, riesco a mollare l’automobile. Quello che ho davanti a me, è il sacrario militare di San Candido che apprendo, essere particolare poiché molti dei militari qui sepolti, operavano in zone anche molto lontane da quella del Sud Tirolo.
In questo luogo hanno trovato eterno riposo duecentodiciotto caduti italiani, quattordici dei quali ignoti, e dieci austro-ungarici provenienti dai cimiteri militari di Bressanone (BZ), Mis (frazione di Sospirolo, in provincia di Trento) e San Zeno di Montagna (VR).
Realizzato nel 1939 dall’architetto Giovanni Greppi e dallo scultore Giannino Castiglioni, l’edificio giace nella vallata prativa di San Candido, tra il fiume Drava (749 km di lunghezza, attraverso Italia, Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria) e la statale per il valico di frontiera di Prato alla Drava.
Caduti della I Guerra Mondiale. Il primo dei conflitti totali. Quello che portò a troppi zeri il numero dei morti. Uno scontro globale che porterà in dote, per la prima volta, la mattanza di civili: il quindici per cento delle vittime totali, dato purtroppo che salirà in maniera esponenziale nella II Guerra Mondiale, fino ad arrivare al dramma dei giorni nostri.
Un sacrario militare. Con italiani e austriaci. Insieme. Una scelta fatta forse per sancire la pace tra le due nazioni. Perché di fronte alla morte, a che serve il passaporto o l’appartenenza? Forse un edificio militare di preghiera può anche diventare un luogo di pace.
Le ruote continuano a graffiare l’asfalto. Mi sento solo ad essere in questo momento l’unico davanti a queste poche centinaia di morti. Cerco qualche fiore da donare. A un ricordo. A una speranza che che la saggezza e la nonviolenza possano un giorno trionfare. Sarà banale, ma qui. Dinnanzi a ciò, riesco solo a pensare (e credere) a questo.





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